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acquedotto romano

ACQUEDOTTO ROMANO FORMATO FAMIGLIA

Tra Spello e Collepino è possibile costeggiare l’antico acquedotto romano, per un percorso di trekking panoramico e piuttosto semplice. Si parte da Spello, dalla Fonte della Bulgarella poco sopra il cimitero, per arrivare al piccolo paese di Collepino. In tutto sono circa 5 Km: solo l’ultimo tratto del percorso presenta una pendenza impegnativa. L’escursione segue il tracciato dell’acquedotto romano che è stato utilizzato dalla città di Spello fino alla fine dell’800.

Il punto di forza del percorso è la bellezza del paesaggio, con la vista sulla Valle della Chiona e gli ulivi ad avvolgere il visitatore. La presenza degli alberi di ulivo, ma anche di una fitta macchia mediterranea, fa si che il sentiero sia quasi sempre ombreggiato, rendendo più semplice il percorso. Lungo il tragito sono presenti alcuni punti di sosta ed una fontanella all’altezza di via Abbeveratoio dell’Asino.

Il percorso dell’acquedotto può essere anche affrontato in mountain bike. Per gli appassionati della bici suggeriamo di valutare il percorso circolare (circa 24 km) suggerito sul sito del Parco del Monte Subasio.

L’acquedotto romano con i bambini

Il percorso dell’acquedotto può essere tranquillamente affrontato con i bambini. La visita formato famiglia può essere realizzata nell’interezza del percorso oppure in versione ridotta. Nel primo caso, consigliamo di partire la mattina, fare una sosta per pranzo a Collepino e affrontare nel pomeriggio il rientro. Nel caso si decida di fare un giro più corto, con un paio d’ore si può andare e tornare da Spello fino alla fontana di via Abbeveratoio dell’Asino, a circa metà percorso. Noi abbiamo optato per la seconda possibilità con un bambino di 6 anni e uno di 1 e mezzo.

L’assenza di protezioni lungo il percorso non lo rende adatto a bambini di tre-quattro anni neanche per pochi metri: in molti punti il sentiero è stretto con fianchi scoscesi quindi potrebbero non avere la percezione del rischio di scivolare lungo il costone. I bimbi ancora più piccoli vanno portati in marsupio o fascia oppure con passeggino da trekking. La presenza di alcuni tratti scoscesi e di una scala ci fa dire che la prima opzione sia da preferire. Sono presenti alcuni punti di sosta ed anche dei tavoli da picnic lungo il percorso. Il primo tratto può essere affrontato dai bambini anche in mountain bike, a partire dagli 8/10 anni.


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A TU PER TU CON LA PEDAGOGISTA: LA NUOVA RUBRICA

Oggi abbiamo il piacere di presentare ai nostri lettori una nuova collaborazione che inizia in questo mese di marzo. La dottoressa Chiara Mancarella, pedagogista clinica, curerà la rubrica: “Parola alla pedagogista”, in cui affronterà temi di carattere educativo, di sicuro interesse per i genitori. Ve la presentiamo, con una breve intervista.

Buongiorno dottoressa, ci spiega chi è e di cosa si occupa il pedagogista clinico? 

Il Pedagogista Clinico è un professionista del settore socio-educativo che, grazie a metodi propri della pedagogia clinica (pedagogia in aiuto alla persona) svolge il suo lavoro con persone di ogni fascia d’età. Oltre alla libera professione viene offerto aiuto nelle scuole, nelle aziende, in ambito giuridico come consulente tecnico di ufficio o di parte, in strutture socio-educative, centri sportivi indirizzando il proprio intervento pedagogico-clinico a bambini di età prescolare e scolare, adolescenti, adulti, coppie e gruppi.

È una figura con una solida preparazione (laurea e laurea specialistica) ed è in continua formazione attraverso corsi di aggiornamento. Oltre alla teoria, inoltre, si aggiunge anche la pratica. Nell’arco del suo percorso formativo, il Pedagogista Clinico, impara tecniche e metodi dialogico-corporei finalizzati alla risoluzione delle problematiche degli individui.

Il primo passo da compiere è conoscere della persona le PAD, ovvero Potenzialità, Abilità e Disponibilità al fine di strutturare un intervento mirato sul soggetto che manifesta forme di disagio. Si parte dalle potenzialità dell’individuo per arrivare a ciò che crea sofferenza. Solo dopo un’attenta conoscenza il professionista elabora un programma di intervento facendo ricorso al metodo più idoneo.

La persona non è considerata un paziente, i suoi problemi non vengono chiamati disturbi, non si parla di diagnosi come avviene, invece, nelle professioni sanitarie e questo porta l’individuo a non sentirsi etichettato e giudicato. Come per tutte le altre professioni d’aiuto, anche il Pedagogista Clinico non può rimanere isolato nel suo studio, ma è fondamentale instaurare un lavoro d’equipe con tutti i professionisti che abbiano a che fare con il soggetto che chiede aiuto.

Un lavoro molto complesso! In quali situazione un genitore potrebbe rivolgersi ad un pedagogista clinico?

In passato c’era il pregiudizio verso le professioni d’aiuto. Chi andava da uno Psicologo o un Pedagogista Clinico, infatti, veniva considerato malato. Per fortuna i tempi sono cambiati!

I genitori possono rivolgersi a noi per dinamiche riguardanti la sfera familiare, l’educazione dei figli, problemi scolastici, di personalità o comportamentali, ma anche per risolvere questioni inerenti la coppia. Come è stato detto la nostra figura professionale offre le sue competenze e la sua professionalità a tutte le fasce di età. Pertanto i genitori, in quanto adulti, possono chiedere la nostra consulenza per riscoprirsi come coppia, risolvere questioni legate alla loro personalità, disagi che abbiano alla base problemi lavorativi, comportamentali, d’ansia.

Ci ha spiegato che il suo ruolo è utile in tanti contesti: qual è il suo ruolo nelle scuole?

La scuola, dopo la famiglia, è la seconda agenzia educativa più importante. Rappresenta il luogo dove bambini e ragazzi trascorrono gran parte del loro tempo. Non sempre si vive in maniera serena la vita scolastica. Le cronache odierne, infatti, raccontano spesso episodi di bullismo e, peggio ancora, di maltrattamenti nei confronti degli alunni. Personalmente credo che se all’interno delle scuole ci fosse uno sportello d’ascolto pedagogico clinico per studenti, insegnanti e tutto il personale scolastico sicuramente ci sarebbero meno eventi di questo genere. Oggigiorno c’è poco tempo per l’ascolto, per riflettere su noi stessi e sugli altri. Attraverso progetti il Pedagogista Clinico può aiutare a tirar fuori le potenzialità dei soggetti che vivono la scuola, incoraggiarli a vivere serenamente ogni fase dello sviluppo psicomotorio attraverso incontri-laboratoriali sull’autostima, sulla scoperta di sé, garantendo sempre il rispetto della persona e dei suoi disagi, legati all’apprendimento e/o alla fisicità.

Per finire: come potranno interagire i nostri lettori con lei?

L’idea di una rubrica di Pedagogia Clinica, “A tu per tu con la Pedagogista”, nasce con l’intento di presentare a chiunque un sostegno pedagogico per consulenze di vario tipo, dai problemi scolastici ai disagi legati all’ansia, al comportamento, dai problemi di coppia alle dinamiche familiari.

Inoltre, periodicamente verranno pubblicati articoli riguardanti le tematiche esposte. Tutti coloro che sentano la necessità di una consulenza o di un supporto possono contattarmi direttamente all’indirizzo chiara.mancarella81@gmail.com, sulla mia pagina facebook (Pedagogista Clinico Dott.ssa Chiara Mancarella) oppure semplicemente commentando i miei articoli qui su Umbria for Mummy.

 

pedagogistaLa dottoressa Chiara Mancarella è  iscritta all’ ANPEC (Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici) n. 4438 ed è docente di Scuola Primaria. Si è formata come Pedagogista Clinico presso l’ISFAR (Istituto Superiore Formazione Aggiornamento e Ricerca®), oltre alla Laurea in Pedagogia dell’Infanzia, una Specializzazione in Dirigenza scolastica e socio-educativa e un Diploma in Flauto traverso.


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