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PREADOLESCENTI OGGI: CAPIRE L’ETÁ DI MEZZO

I tempi cambiano… quanto è vero! Per lavoro mi sono imbattuta questa mattina con gruppi di ragazzini di tredici anni (i classici preadolescenti), impegnati con il loro primo esame importante, quello di terza media, oggi scuola secondaria di primo grado.

In alcuni ho notato sguardi impauriti, tesi, in altri un certo menefreghismo e in altri ancora una sorta di sicurezza. Atteggiamenti normalissimi, tipici dell’età, di chi si approccia e apre alla vita affrontando un passo importante.

Ciò che mi ha particolarmente colpito è stata la difficoltà di individuare in quei corpi, semmai li avessi incontrati fuori da una scuola, ragazzini non più bambini. Quelle che fino a pochi anni fa erano delle bambine portavano con una certa disinvoltura un trucco pesante, poco adatto ad un viso delicato come quello di una tredicenne. Qualcuna faceva vanto di una chioma non più naturale, ma era evidente che ci fosse stato l’uso di una colorazione per capelli…a tredici anni!

Nei ragazzi, invece, c’era un generale rallentamento di crescita rispetto alle coetanee o meglio una non-maturazione ancora. Chi aveva lineamenti da bambino e chi manifestava, per la verità pochi, già un cambiamento del tono di voce e un fisico di almeno un paio d’anni più grande.

Negli sguardi era ben chiara una voglia di crescere, di vivere appieno la loro età, già… ma quale?

Essere preadolescenti oggi

Dagli undici ai tredici anni non sono più bambini, ma non si possono chiamare nemmeno adolescenti. Si è in quella fase del “tira e molla” nei confronti dei genitori, della richiesta di maggiore autonomia e indipendenza; di quel periodo che trova da una parte nell’amicizia la risposta a tutte le domande attraverso la continua ricerca di se stessi e dall’altra un continuo confronto-scontro con la famiglia che porta inconsciamente a sentirsi ancora bambini e protetti.

È l’età delle prime uscite con i coetanei, dello sperimentare esperienze nuove, dell’uso e consumo di alcol e fumo, troppo precocemente! Si è abbassata, inoltre,  notevolmente l’età di sviluppo: si parla di pubertà già a partire dai dieci anni e questo non dovrebbe spaventare i genitori perché di conseguenza trasmetterebbero ansia e preoccupazione nei figli.

È bene affrontare insieme l’età che stanno vivendo con tutti i cambiamenti fisici e psichici che comporterà questo momento del non sentirsi più bambini. Importante sarà il dialogo e la comprensione a tutti i loro sbalzi di umore e tanta, tanta pazienza. Non dimenticate che avete vissuto le stesse emozioni, paure e preoccupazioni anche voi.

Per quei genitori che fanno fatica ad intraprendere un discorso del genere sono presenti nei consultori personale esperto e qualificato disponibile a fornire tutte le risposte di cui il ragazzino o la ragazzina ha bisogno.

Potrebbe essere utile anche iniziare un serie di incontri con un Pedagogista Clinico o uno Psicologo in cui sia coinvolta tutta la famiglia perché il cambiamento non interessa solo il/la figlio/a, ma anche i genitori che per primi avvertono un cambiamento in quello che era il/la loro bambino/a.

Il percorso sarà lungo e difficile ma con buon aiuto e soprattutto insieme diventerà certamente meno complicato.

preadolescentiLa dottoressa Chiara Mancarella è iscritta all’ ANPEC (Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici) n. 4438 ed è docente di Scuola Primaria. Si è formata come Pedagogista Clinico presso l’ISFAR (Istituto Superiore Formazione Aggiornamento e Ricerca®), oltre alla Laurea in Pedagogia dell’Infanzia, una Specializzazione in Dirigenza scolastica e socio-educativa e un Diploma in Flauto traverso.


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I BILANCI DELLA CRESCITA OLTRE IL PRIMO ANNO

Il primo anno di vita è molto importante per il futuro sviluppo del bambino. Per questo è ricco di momenti di incontro con il pediatra, i cosiddetti bilanci della crescita. In realtà, anche oltre l’anno, sono presenti i bilanci della crescita, con una scadenza più ampia fra uno e l’altro.

Passati i primi cinque bilanci, intorno all’anno e mezzo, avviene il sesto. In questo momento di solito viene eseguito lo Stereotest di Lang, che serve a valutare la funzione visiva del bambino. Questo test può essere posticipato o ripetuto intorno al secondo anno di vita del bambino, a discrezione del pediatra.

Il bilancio successivo avviene intorno ai 3-4 anni. E’ questa la visita chiave per valutare eventuali problemi di deambulazione e orentiare i genitori verso una visita con uno specialista, se necessario. Nel caso ancora non si sia provveduto allo spannolinamento il pediatra di solito fornisce indicazioni circa l’uso del vasino. Diventa anche importante a questo punto il completo avvio delle routine di igiene orale, e potrebbe essere consigliata la prima visita odontoiatrica.
Intorno ai 5-6 anni, con il bilancio ottavo, viene certamente indicata la necessità, qualora non si sia già fatta, di una prima visita ortottica ed eventualmente oculista, in modo da affrontare il periodo scolastico preparati.
L’ultimo bilancio di salute avviene a ridosso della pubertà e dell’abbandono del pediatra, intorno ai 13 anni. E’ importante anche per il successivo passaggio ad un medico di medicina generale.


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