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ADHD: ESISTE O NO? FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA

Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un vero e proprio boom di bambini diagnosticati affetti da ADHD, ovvero dal cosiddetto Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività. Molti esperti sono dell’idea che se l’ADHD è stato disconosciuto dallo psichiatra americano Leon Eisenberg che per primo lo individuò, non sia il caso di etichettare soggetti disobbedienti e poco attenti con questo disturbo.

È difficile sicuramente prendere una decisione e, in tale sede, non vogliamo schierarci in nessuna fazione. Va detto, però, che occorre fare molta attenzione quando si parla di bambini e adolescenti. Sono i soggetti, socialmente parlando, più fragili e facilmente malleabili, si aprono alla vita e la loro identità va formandosi.

Di cosa parliamo quando diciamo ADHD?

È bene, tuttavia, procedere per gradi. Se andiamo ad analizzare le manifestazioni più basilari del disagio (volutamente evito di descriverlo come un disturbo), si resta molto perplessi sulla possibilità di avere a che fare con individui in un certo senso malati. Secondo quanto riportano i manuali, infatti, un soggetto formalmente qualificato come ADHD mostrerebbe le seguenti caratteristiche:

  • una incapacità a rispettare il proprio turno, interrompendo chi sta parlando o svolgendo un’altra attività;
  • fatica a concentrarsi e a restare fermi per un lungo periodo.

Perché classificare?

Personalmente considero ogni tipo di etichettamento come un’esclusione e oggigiorno si sta creando un’esagerazione, quasi fosse necessario e obbligatorio individuare soggetti “non-normali”.
Già, ma chi sono allora i “normali”? Quale bambino non è annoiato e disattento se la lezione risulta essere noiosa o poco coinvolgente? Quanti bambini sono stanchi della lezione tradizionale? Nonostante l’utilizzo delle tecnologie all’interno delle scuole e delle LIM (Lavagna Interattiva Multimediale), presenti nelle classi, sono ancora pochi gli insegnanti in grado di utilizzarla o comunque di usarla in maniera davvero interattiva, coinvolgendo tutta la classe e non solo i soliti “bravi”.

Se un bambino viene etichettato, automaticamente mette in atto delle strategie difensive, le quali possono essere poca collaborazione o atteggiamenti oppositivo-provocatori.
Il più delle volte si vive male questa situazione e l’ansia è uno dei disagi che maggiormente si manifesta in questi soggetti. Il grosso sbaglio è poi se il disagio viene medicalizzato e allora si ricorre, purtroppo, a psicofarmaci che vanno a calmare l’individuo.

L’errore che oggigiorno si sta compiendo è quello di dare un nome scientifico ad ogni cosa. Tutto ciò che non rispecchia quello che la società richiede, viene definito “diverso” e pertanto va modificato, curato.
Rousseau nella sua grande opera educativa, l’Emilio, scriveva che “Una testa dev’essere ben formata anziché ben riempita”.

Il compito del genitore

Il ruolo di qualsiasi adulto, e qui non mi stancherò mai di ripeterlo, è quello di accompagnare ogni fanciullo nel delicato compito di crescere. Nessuno può stabilire cosa sia la vera normalità e parlando di bambini, bisognerebbe aiutarli a tirar fuori ogni loro risorsa, ogni potenzialità, ogni aspetto della loro personalità, unica così come unico è ogni bambino.

Individuando in questi soggetti un problema, creeremo adolescenti insicuri e poco motivati ad esprimersi, poco propensi e manifestare le proprie idee. Diventeranno adulti con un passato segnato. Il nostro compito è invece quello di creare un ambiente sicuro e stimolante dove poter permettere ad ognuno di potersi liberamente esprimere dando sfogo alla sua natura. Purtroppo la rigidità mentale è ancora presente, l’aprire le porte alle tecnologie non fa di una scuola un’istituzione moderna e all’avanguardia.

“Lasciate che i bambini siano felici a modo loro, non esiste modo migliore”. 
(Dr. Johnson)

pedagogistaLa dottoressa Chiara Mancarella è iscritta all’ANPEC (Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici) n. 4438 ed è docente di Scuola Primaria. Si è formata come Pedagogista Clinico presso l’ISFAR (Istituto Superiore Formazione Aggiornamento e Ricerca®), oltre alla Laurea in Pedagogia dell’Infanzia, una Specializzazione in Dirigenza scolastica e socio-educativa e un Diploma in Flauto traverso.


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SEPARAZIONE: LETTERA DI UN BAMBINO AI SUOI GENITORI

Per la rubrica A tu per tu con la pedagogista, oggi trattiamo il delicato argomento della separazione in un modo diverso, nella speranza di far riflettere i genitori sulle loro scelte. Ricordando che i nostri figli e il loro benessere devono venire prima di tutto in ogni situazione.

Miei cari genitori,

vi scrivo queste righe prima di dormire.

Stasera il cielo è pieno di stelle, fa caldo e abbiamo deciso di lasciare le finestre aperte, in questo modo le zanzare non posso entrare per pungermi perchè c’è la “zanzariera fissa”, come dite voi.

La nostra casa ha un bel giardino, ci sono tante piante e molti alberi e d’estate si sentono sempre i grilli e le cicale. Mi piace molto ascoltare il loro suono, lieve eppure così presente, mi tiene compagnia e mi sento meno solo.

A scuola, lo sapete, vado d’accordo con tutti, le maestre mi vogliono bene, dicono che per avere otto anni sono molto intelligente. Io non lo so se è vero, però mi piace studiare e soprattutto leggere, leggo storie divertenti, storie di bambini felici e famiglie felici.

Ho tanta fantasia e spesso immagino noi tre a tavola: con te, papà, che spegni la tv perchè vuoi ascoltare com è andata la nostra giornata e te, mamma, che rimani seduta più tempo a chiacchierare con il tuo figlio adorato, o almeno così dici, e con tuo marito a cui vuoi un mondo di bene, no, questo però non lo dici.

La realtà, invece, è molto diversa dai miei sogni.

A volte, quando litigate, urlate così tanto che devo alzare il volume della tv per non sentirvi e poi finisce sempre che rimproverate me e mi mandate nella mia camera…come se anche lì, al piano di sopra, in fondo al corridoio, seconda stanza sulla sinistra, non vi senta ugualmente.

Spesso mi succede una cosa strana. Mi metto sotto le coperte con il cuscino sulla testa, il mio compagno di banco, invece, dice che lui va direttamente sotto il letto perchè anche i suoi litigano, tutti i giorni. A differenza di una nostra amica che può ascoltare tranquillamente la tv perchè i suoi non urlano, non parlano mai e se uno dei due è in casa l’altro esce, quasi fossero due estranei.

Quando poi pronunciate parole a me vietate, ecco che sotto il cuscino iniziano a scendere le lacrime.

Tante volte vi ho chiesto di smetterla, ma puntualmente mi avete sempre detto che i vostri sono discorsi da grandi e che non mi devono interessare.

Se io discuto con un mio amico, però, vengo subito sgridato, se alzo le mani mi punite, ma se lo fate voi io dovrei stare a guardare e fare finta di niente.

Qualche volta mi sono chiesto se la colpa della vostra infelicità non sia io, ma io che c’entro? Non ho scelto di nascere, mi avete voluto voi.

Sinceramente sono stufo di sentirvi parlare in questo modo, di litigare e di offendervi a vicenda…io con i miei amici faccio la pace, e voi quando?

La mia maestra di italiano ci dice sempre che quando le persone parlano, la loro voce non deve mai uscire fuori dalla stanza.

Io, invece, vi sento quando sono in giardino, nella mia camera o in bagno. Una volta ero a casa dei vicini e anche lì vi ho sentito urlare e, credetemi, mi sono vergognato tantissimo.

So bene che le famiglie perfette non esistono, ma permettetemi di dirvi una cosa, di darvi un consiglio: se proprio non riuscite ad andare d’accordo, se i vostri occhi non brillano più di quell’amore che vi ha fatto incontrare, allora, datemi retta fatevi aiutare da qualcuno, oppure, lasciatevi perchè anch’io ho il diritto di essere felice e così non lo sono.

Io vi vorrò sempre bene perchè siete i miei genitori, ma voi non siete una coppia degna di essere chiamata tale.

Con immenso affetto,

il vostro figlio adorato.

pedagogistaLa dottoressa Chiara Mancarella è  iscritta all’ ANPEC (Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici) n. 4438 ed è docente di Scuola Primaria. Si è formata come Pedagogista Clinico presso l’ISFAR (Istituto Superiore Formazione Aggiornamento e Ricerca®), oltre alla Laurea in Pedagogia dell’Infanzia, una Specializzazione in Dirigenza scolastica e socio-educativa e un Diploma in Flauto traverso.


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