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DUE CHIACCHIERE CON UNA MAMMA GREEN

Lei è Silvana, la blogger cuore e penna di Una Mamma green. Molti di voi, probabilmente, già la conoscono e la seguono sia sul blog che sui social. Oggi è nostra graditissima ospite per parlare della sua recente novità, il libro Una mamma green. Crescere un figlio senza inquinare come una petroliera.

Ma iniziamo subito a conoscere meglio una Mamma green!

Per chi ti scopre oggi,  vuoi presentarti brevemente, Silvana ?

Sono una “scienziata ambientale” prestata al giornalismo e alla comunicazione da ormai un decennio abbondante, una viaggiatrice incallita e una lettrice onnivora. Mi definisco anche una napoletana dalla morale ipertrofica. E poi sono la madre di Davide e Flavia, che inevitabilmente hanno rivoluzionato la mia esistenza con il loro arrivo, rispettivamente 4 e 2 anni fa. Del mio percorso insieme ai miei figli, e della mia vita in generale, scrivo nel mio blog Una mamma green.

Come nasce l’idea di questo libro?

L’obiettivo era quello di raccogliere, attraverso il racconto del mio vissuto personale, il messaggio fondamentale del blog, che poi si può condensare in un invito a tornare a riconoscere – ed ascoltare – il proprio istinto di madre (e di padre). L’incoraggiamento a silenziare, almeno in parte, i condizionamenti esterni, i consigli non richiesti, i diktat sociali e tutto il rumore di fondo che, a mio parere, ci stanno allontanando sempre di più dall’esperienza naturale e autentica della genitorialità.

Una mamma green. Crescere un figlio senza inquinare come una petroliera non è un manuale alla Cosa aspettarsi mentre si aspetta. E’ più un tuo diario di esperienze, di prove, di tentativi e di sbagli. Quali sono le parti che senti ancora più vicine al tuo essere mamma oggi?

Senza dubbio la scelta di considerare i figli come parte attiva del progetto educativo. Come oggetti e protagonisti dell’intero percorso, più che come una tabula rasa da colmare secondo le proprie convinzioni o il riflesso del proprio vissuto “da figli”. E la convinzione che l’efficacia delle istanze educative, dell’accompagnamento verso l’autonomia e la consapevolezza di sé, non passa per forza dalla durezza, e soprattutto richiede molto tempo, dal punto di vista della qualità, ma anche della quantità.

E la Silvana quasi mamma (immagino) cosa ha letto nelle sue attese?

Ho letto un po’ di tutto, da brava onnivora come dicevo prima. Dai classici manuali di puericultura a libri più scanzonati e irriverenti, dai vari guru della maternità come Tracy Hogg a un po’ di Montessori. E poi qualche libro scovato sul web, come l’ormai celebre Quello che le mamme non dicono tratto dal blog Ma che davvero? e testi sull’allattamento e sul babywearing. Queste ultime letture, in particolare, mi hanno aiutato molto ad accettare quelle parti di me che, nel mio percorso di avvicinamento alla maternità, percepivo come “inappropriate” o proprio sbagliate. Ho letto anche qualcosa sulla maternità sostenibile, ma mi è sembrato che su questo tema il mercato editoriale offrisse più che altro delle guide pratiche e asettiche, un po’ troppo infarcite di imperativi e divieti.

Futuri progetti letterari nel cassetto?

Mi piacerebbe scrivere di viaggi, che sono una mia grande passione che cerco di coniugare con l’attenzione alla sostenibilità ambientale (ndr: vi consigliamo un giro tra le mete nel blog!). E poi fare il grande salto verso la narrativa vera e propria. Ma devo prima sentirmi pronta a lasciare andare questo progetto, che mi ha occupato tanto anche dal punto di vista emozionale e psicologico.

Prima di lasciarvi, una sorpresa per i nostri lettori: sabato 3 giugno, alle ore 17:00 alla Fiera del Melo si terrà un incontro con Silvana per parlare del suo libro! Sarà l’occasione per conoscerla dal vivo. A seguire è previsto un aperitivo, pensato anche per i bimbi, che avranno la loro animazione: vi aspettiamo!


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ALLATTARE & LAVORARE: SI PUO’ FARE!

Oggi su U4M trattiamo un tema molto delicato e a nostro giudizio importantissimo: la conciliazione tra allattamento e lavoro. Per farlo, ci facciamo aiutare da un’esperta in materia: Tiziana Catanzani.

Chi è Tiziana Catanzani?

Innanzitutto è una mamma, di 5 figli di età compresa tra i 18 e un anno. Oltre a questo Tiziana è Consulente professionale in allattamento materno- IBCLC Mother Assistant, educatrice perinatale, collaboratrice UNICEF nell’Iniziativa Insieme per l’Allattamento-Ospedali & Comunità Amici dei Bambini e formatrice per il MIPA-Movimento Internazionale Parto Attivo. Inoltre è co-autrice con Paola Negri del libro “Allattare: un gesto d’amore” e autrice del libro che l’ha fatta conoscere a Umbria for Mummy: “Lavoro & Allatto, metodi semplici ed efficaci per farlo bene e senza stress” e blogger.

Conciliare lavoro e maternità è spesso complicato: l’allattamento, poi, può essere vissuto come un momento di stress per la neo mamma al suo rientro al lavoro. Tiziana nel suo libro, e nel blog collegato, cerca di offrire qualche strategia che possa aiutare le mamme a vivere con maggior serenità questo passaggio.

L’OMS raccomanda l’allattamento materno fino ai due anni e oltre se la mamma e il bambino lo desiderano. La maggior parte delle mamme lavora, e il rientro al lavoro è precoce per molte mamme, spesso anche prima del compimento del primo anno del bambino. Molte di queste donne svezzano il loro bambino in coincidenza del rientro al lavoro.

Ciao Tiziana, benvenuta su Umbria for mummy: partiamo da te! Tu sei mamma cinque volte. Come la tua esperienza ti ha portato ad affrontare il tema dell’allattamento & lavoro?

Ciao, grazie di ospitarmi e di darmi la possibilità di condividere la mia esperienza su questo vostro bel sito. La mia esperienza rispetto ad allattamento e lavoro nasce sia dal vissuto personale sia dal contatto quotidiano con le donne madri con le quali, per il mio lavoro, entro in contatto quotidianamente da ormai 15 anni. Una tra le difficoltà (e delle domande) più ricorrenti delle donne che allattano e che chiedono supporto alla Consulente professionale in allattamento è proprio la conciliazione di questi due aspetti importanti della vita produttiva e riproduttiva ovvero come far stare assieme lavoro e allattamento. Le donne chiedono supporto emotivo ma anche, e soprattutto, strumenti pratici e tutele di legge per attuare di fatto la conciliazione.

Lavoro e allattamento sono compatibili?

Si, lavoro e allattamento sono compatibili. Si tratta proprio di un punto di valore delle donne, non una debolezza. La donna che vive un’esperienza positiva e appagante nel rapporto con il proprio bambino, porta questa soddisfazione proprio sul posto di lavoro, è persino più motivata e disposta a collaborare. Lavorare e allattare appartiene al diritto di ogni donna e la legge ha approntato già da molti anni strumenti per la tutela anche di questo aspetto. La cultura dovrebbe andare dietro a quello che è sancito appunto già dalla legislatura ma, di fatto, ancora non è del tutto così. Nella cultura corrente troppo spesso ancora la tutela della maternità e dell’allattamento sono considerati dei “privilegi”; dati gli enormi cambiamenti che negli ultimi anni stanno riguardando il mondo del lavoro, è tempo di ricollocare l’allattamento e, più in generale, l’accudimento del bambino da parte dei genitori, nella giusta posizione all’interno della vita sociale (cosa che, tra l’altro, è un dato di fatto in Nord Europa, per esempio, quindi già modello applicato).

Si parla sempre molto dei vantaggi dell’allattamento prolungato, salvo poi spesso criticare apertamente le mamme che continuano oltre l’anno, momento in cui tutte, anche le più fortunate, rientrano al lavoro. In quali motivazioni le mamme possono trovare la forza per ignorare questi attacchi?

Dovremmo proprio cominciare noi Consulenti in allattamento a cambiare argomentazioni e rotta su questo aspetto specifico dell’allattamento. Si parla infatti sempre molto di come e cosa rispondere a questa o a quella critica (anche sull’allattamento oltre i primi mesi), quasi a dover giustificare una scelta. Fornire argomentazioni, seppure supportate di molta letteratura scientifica e anche solide, a mio avviso non fa altro che alimentare il disagio. Perché, appunto, assume l’aspetto di una giustificazione a cui dover dare delle basi. Ormai le società scientifiche più autorevoli, e persino l’Organizzazione Mondiale della Sanità, asseriscono che si tratta di scelte insindacabili di madre e bambino su cui non esistono (e non devono esistere) limiti imposti. Quindi andiamo oltre. Il nostro lavoro, ora, è “solo” quello di fornire strategie pratiche e dare informazioni su come affrontare eventuali difficoltà organizzative e di gestione di questi aspetti. Andare oltre, far provare, sperimentare, spingere a chiedere e a mettersi in gioco significa proprio liberare la donna dal vittimismo e dal bisogno di continua dipendenza da risposte preconfezionate. Provando,ognuna trova le proprie risposte e la propria organizzazione. Il miglior riscontro a quanto sto dicendo sono le donne che, di fatto, già lo fanno. Ognuna con una modalità magari diversa ma con un comun denominatore: la soddisfazione di proseguire e che sia stato possibile quello che non avrebbero osato credere. Io parto dalla certezza nelle capacità di ciascuno e, nella relazione di aiuti, mi sforzo di capire e valorizzare questi punti di forza affinché trovino spazio di esprimersi. Quindi, no a risposte preconfezionate, si a provare, ciascuno nella propria situazione e con i propri mezzi. C’è sempre una possibilità, a ben cercarla!

Allattare non attiene all’egoismo o all’altruismo di una persona. Quindi a volte sgombrare il campo dal moralismo e partire da una visione “più laica” dell’allattamento lo rende davvero più vicino e amico della società.

Non viviamo in una società a misura di bambino, né a misura di mamma. Forse per questo tante mamme vedono il momento del rientro al lavoro come il momento per interrompere l’allattamento. È possibile pensare spazi lavorativi che invece avvicinino il mondo della maternità con quello produttivo? Come?

Ne sono assolutamente convinta! Lavorare e allattare si può! Il mio libro si dedica per intero a strategie e modalità per avvicinare questi due mondi anche nelle situazioni più difficili.

Anzi, rispondendo anche alle critiche di chi pensa che questa sia un’ulteriore trappola per spingere le donne a fare ancora di più di quello che già fanno, dico che non è fare di più ma fare meglio e con più soddisfazione quello che già fanno. Il problema che oggi, come si diceva sopra, nonostante una legislazione piuttosto tutelante, spesso alcuni diritti sono disattesi oppure le agevolazioni vengono sfruttate non nella loro interezza. Per fare un esempio, di cui mi occupo proprio all’inizio del libro: se sul posto di lavoro prevedesse un piccolo spazio, che si può realizzare con zero spese o con un investimento irrisorio (per il quale esistono anche forme di finanziamento), per permettere alle donne di estrarre il latte per poterlo portare al bambino una volta tornare a casa, avrebbero una lavoratrice più soddisfatta, fidelizzata e si darebbe un’immagine positiva dell’azienda, grande o piccola che sia. Invece spesso le donne riportano racconti deprimenti di come siano ridotte, a volte, a dover estrarre il latte in bagno e che solo già questo, alla fine, le scoraggia dal proseguire. Certo, hanno ragione: voi preparereste mai un pasto per i vostri cari in bagno? E allora perché dovrebbe farlo una donna per un bambino piccolo?

Questo è solo un piccolo, seppur frequente, esempio, ma ce ne sarebbero molti altri. Voglio anche aggiungere che a volte si disattendono queste esigenze della donna per ignoranza delle possibilità, non necessariamente per insensibilità o, peggio, per malafede. Le aziende piccole e grandi avrebbero bisogno di sapere come fare e anche di quanto si guadagna, in termini meramente produttivi, ad avere dipendenti soddisfatte e riconoscenti.

In questo senso è ora di cambiare rotta e cultura.


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