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Libri per la Festa della Mamma

LIBRI PER LA FESTA DELLA MAMMA

Come abbiamo fatto per la Festa del Papà, ci piaceva indicarvi dei Libri per la Festa della Mamma, regali speciali per festeggiarla che sono anche un’occasione per trascorrere del tempo insieme a lei, leggendoli.

LIBRI PER LA FESTA DELLA MAMMA

Bambini 3-4 anni

DI MAMMA CE N’E UNA SOLA di Isabella Paglia e illustrazioni di Francesca Cavallaro

Ci sono tanti modi per venire al mondo e tanti modi per essere famiglia e questo libro è dolcissimo.
Perché ci piace? Usa un linguaggio semplice per un tema che semplice non è, ma il significato della storia arriva a tutti i bambini che di certo ameranno questo racconto.

MAMMA MI VORRAI SEMPRE BENE? di Astrid Desbordes

L’amore di un genitore verso il proprio figlio è sconfinato ed è raccontato benissimo in queste pagine di libro.
Perché ci piace? Per la Festa del Papà, avevamo segnalato dello stesso autore Quando sarò grande ed anche questo si conferma un piccolo capolavoro per il linguaggio semplice e le poche parole che lasciano spazio all’interpretazione dei bambini.

IO E TE MAMMA di Olimpia Ruiz di Altamirano

Un libro aperto, da completare, dove poter disegnare e scrivere un pensiero per la mamma, e da personalizzare tutto.
Perché ci piace? Perché è un libro tutto da scrivere per raccontare la storia della vostra mamma e far si che sia una storia unica.

Bambini 5 – 8 anni

SEGRETO DI FAMIGLIA di Isol

La mamma è sempre così perfetta che non può nascondere questo segreto!!!
Perché ci piace? Perché è divertente e parla in modo spassoso del lato umano di noi mamme e che spesso teniamo nascosto.

DOV’È LA MIA MAMMA di Julia Donaldson e Axel Scheffler

Una scimmietta non trova la sua mamma e ad aiutarla c’è una farfallina, ma ogni volta che sembrano averla trovata sbagliano animale.
Perché ci piace? Perché è scritta in rima e la serie Albumini in questo è una garanzia.

LA REGINA DEI BACI di Kristien Aertssen

Una principessa gira tutto il regno alla ricerca della Regina dei baci, ma solo quando tornerà a casa…
Perché ci piace? Ci piacciono i disegni e ci sembra la favola perfetta della buonanotte.


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rossetto rosso

ROSSO PASSIONE PER TUTTI I GIORNI

Bentornate mamme al nuovo appuntamento della rubrica Mamma makeup! Anche oggi vi parlerò di trucco, con qualche piccolo consiglio che spero possa tornarvi utile! La vita giornaliera spesso mette a dura prova la nostra pelle; freddo neve e vento invernali di certo non migliorano la situazione! Riscopriamo allora un valido alleato che ci può dare subito un tocco di colore in più, illuminare il nostro meraviglioso sorriso e magari aiutarci ad affrontare la giornata con più grinta; un vero e proprio must che non può e non deve mai mancare nel nostro beauty case: il rossetto rosso!

Rossetto rosso: come indossarlo

Ma come possiamo abbinarlo senza risultare “eccessive”, vi starete chiedendo? Ecco i miei piccoli trucchi, da vera amante del rossetto, che metto soprattutto quando voglio una marcia in più, ma senza esagerare.

Prima di tutto la base viso che applico è molto rapida e semplice: correttore, fondotinta e fissaggio con un velo di cipria. Agli occhi dedico un trucco minimal, senza applicare alcunché sulla palpebra ad eccezione del correttore usato come base al posto dell’ombretto. A seguire incurvo le ciglia con il piega-ciglia e utilizzo un bel mascara nero, e qui vi svelo un mio segreto: alla prima applicazione del mascara solitamente faccio seguire uno strato di cipria ed infine un nuovo velo di mascara. Questo piccolo trucco renderà le vostre ciglia ancora più voluminose e lo sguardo sarà molto più aperto! Scelgo poi un blush rosato privo di glitter.

Per dirla con le parole dei poeti gli occhi sono lo specchio dell’anima… ma per me la bocca è la sua voce! Siamo infine giunte alle labbra, le protagoniste. Soprattutto per chi come me ha labbra sottili, consiglio per prima cosa di delineare il loro contorno con una matita dalla tonalità il più possibile simile a quella del rossetto da voi scelto per poi logicamente applicare lo stesso.

E fin qui ci siamo: arriva il rossetto rosso. Quale la tonalità di rosso da applicare? Ognuna di noi ha sicuramente una sfumatura preferita e sappiamo perfettamente che squadra che vince non si cambia. Tuttavia vi consiglio caldamente di dare una chance ai miei preferiti, testati e approvati dalla mia partner in crime per eccellenza, la mia mamma: Ruby Woodi MAC, il n°04 di Purobio e Alteregodi Nabla Cosmetics.

Ed ora, ditemi del vostro Rossetto Rosso preferito!

mamma makeupCamilla, studentessa di Farmacia a Perugia, originaria di Terni. Makeup addicted, collaboratrice del blog “Le amiche del Blush”. Appassionata di libri e serie TV. “Il mio colore preferito è il rosa e completo sempre il mio look con accessori hand made”.

 

(Su alcuni dei link dell’articolo, Umbria for Mummy ha un’affiliazione e ottiene una piccolissima quota dei ricavi, senza variazioni di prezzo per te. Comprando attraverso di essi ci aiuti a portare avanti il nostro progetto).


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Il pane sotto la neve

IL PANE SOTTO LA NEVE di Vanessa Navicelli

Il Pane sotto la neve ve lo abbiamo segnalato il mese scorso per la rubrica Un libro sotto l’albero.

Oggi vogliamo raccontarvelo meglio, anzi vogliamo che sia la stessa autrice a farlo, perché il libro di Vanessa è una perla rara: il primo romanzo di una saga da leggere tutto d’un fiato, di quelli così delicati ma al tempo stesso veri, che, una volta terminato, diventa difficile lasciar andare.

Il Pane sotto la neve è una storia “per la famiglia” e da leggere in famiglia, magari attorno al fuoco o come rito della buona notte, gustando pagina dopo pagina e affezionandosi a tutti i suoi personaggi. Un libro che è pieno di sentimenti e di memoria. Un libro per tutti e che, in un’Italia sempre più debole e con poca speranza, tutti dovrebbero leggere.

IL PANE SOTTO LA NEVE di Vanessa Navicelli

Protagonista indiscussa di questo romanzo è la Serenella. Perché?

Io sono cresciuta in un piccolo paese sulle colline emiliane. La serenella è il fiore della mia infanzia. Mai saputo che il suo nome più forbito fosse “Lillà” (nessuno in campagna lo chiamava così); l’ho scoperto solo da ragazzina. Sembra una pianta delicata e invece sa resistere alle difficoltà, anche da sola e senza cure e la sua presenza rende bene, già di per sé, l’atmosfera delle storie che vi racconterò.

La serenella è il simbolo di un mondo contadino, della famiglia, la primavera dell’anima, ciò che per me è buono e vero di un mondo pulito e schietto come si capisce leggendo le storie della gente nata là, sulle colline al confine tra Emilia e Lombardia, nella terra dove cresce la serenella.”

Il titolo “Il pane sotto la neve” prende spunto da un detto contadino: “Sotto la neve il pane, sotto il gelo la fame”. C’è qualcosa di autobiografico in questo? Non di te ovviamente ma forse dei tuoi nonni?

C’è molto di autobiografico. Forse non in senso stretto (non ho riportato le vicende della mia famiglia, non per filo e per segno almeno), ma tutto quello che ho scritto riguarda in qualche modo me, il mondo in cui sono cresciuta, le persone che ho avuto attorno e anche le storie che ho sentito raccontare. È un mondo che ho amato e amo molto, per questo ho cercato di preservarlo e farlo ricordare o farlo conoscere; mettendolo per iscritto.

I miei nonni (contadini o manovali) e di conseguenza i miei genitori, vengono da un passato di povertà immane. Situazioni che oggi è difficile anche solo immaginare. E riscattarsi, per loro, è stato frutto di grandi sacrifici, lavoro, perseveranza. Io, che pure sono cresciuta in un contesto diversissimo, non me ne sono mai dimenticata. Perché resto – orgogliosamente – figlia di quei tempi. Vengo da loro.

Per questo, il libro (ma in un certo senso l’intera saga) è dedicato alle quattro persone che mi hanno cresciuta e trasmesso quei valori: mio padre, mia madre, mia nonna e la mia prozia.
(Quando la mia prozia e poi mia nonna sono morte, lasciando un vuoto immenso, ho appoggiato loro vicino un rametto di serenella. A loro che l’amavano tanto…)

IL PANE SOTTO LA NEVE – Un assaggio di trama

Noi il libro lo abbiamo letto ma parlandone non vorremmo rivelarne troppo, dacci tu un piccolo assaggio di trama.

È la saga di una famiglia contadina dai primi del Novecento (anzi, per essere precisissimi, dagli ultimi anni dell’Ottocento) fino alla primavera del 1945.

Iniziamo col conoscere due giovani ragazzi contadini (Tino e Cesira) che si fidanzano e si sposano. E li seguiamo nell’arco della loro vita da qui in poi. Quindi li vediamo costruirsi una famiglia e crescere le loro figlie; li seguiamo nel durissimo lavoro in campagna, nei momenti con gli amici, alla messa domenicale e alla recita di Natale in parrocchia; attraversiamo con loro le due guerre mondiali, la lotta di liberazione dal nazifascismo, i fidanzamenti, nuove nascite, le passioni politiche e quelle per Verdi e le passeggiate lungo il Po, e così via.

Impariamo a conoscere la storia della loro famiglia e, sullo sfondo, anche la grande Storia che inevitabilmente li coinvolge tutti. Ripassiamo un po’ le nostre radici, insomma. Perché, anche se in maniere diverse e con sfumature diverse (a seconda delle regioni, del ceto sociale, ecc)… bene o male, veniamo tutti da lì.

La storia di questa famiglia  non è di sicuro facile eppure, nel racconto non manca di certo l’ironia. Come ci sei riuscita? Cosa ti ha guidato e ispirato?

Quello che mi ha guidato più di tutto è l’amore. Un amore assoluto (oltre che immenso rispetto) per la gente che racconto e per quel periodo, segnato da grandissime tragedie, ma anche da un senso di comunità, di legami che oggi si sono in buona parte persi. Quando l’ego individuale non era il centro di tutto, e bastava davvero poco per essere felici.

Tutto quell’amore si è riversato nel racconto e nei personaggi. Convivo con loro da tanti di quegli anni che ormai per me sono amici in carne e ossa. Voglio bene alla famiglia protagonista come fosse la mia. E in un certo senso lo è.

L’umorismo è una componente fondamentale in quello che scrivo, sempre. Qui, poi, volevo che il lettore potesse sentire la vita scorrere come se tutto fosse reale. E nella realtà, ai drammi si alternano momenti di leggerezza, di felicità. Si piange, si ride. La vita è così. E questo romanzo doveva essere l’incarnazione di una vita vera. Questo volevo sentissero i lettori.

La gente di cui racconto era veramente fatta di un’altra tempra. Si rimboccavano le maniche davanti a qualsiasi difficoltà (difficoltà inimmaginabili per noi, oggi) e ricominciavano. Sempre.

E ci tenevo a far sentire anche il tipo di umorismo che gli apparteneva, che è ad esempio quello del protagonista maschile del romanzo, Battistino (detto Tino). Era gente di poche parole, quindi anche le battute erano fulminanti, asciutte, spesso accompagnate da sguardi seri che in un secondo si trasformavano in sorrisi.

[Piccola curiosità: le battute e i modi di dire di Tino sono quasi tutti mutuati da espressioni di mio padre].

Il Pane sotto la neve è il primo romanzo della saga della Serenella. Cosa dobbiamo aspettarci ora?

La saga completa è composta da 7 romanzi (ognuno da poter leggere in maniera autonoma, ma, chiaramente, tutti assieme daranno un quadro maggiormente completo – e io non vedo l’ora di vederlo finito, quel quadro!).

Il prossimo romanzo spero uscirà per Natale 2018. Dovrebbe uscire un volume all’anno.
Ritroveremo la famiglia che abbiamo conosciuto e lo stesso periodo storico, ma vedremo man mano le cose da angolazioni diverse. Seguendo di volta in volta le vicende di un personaggio diverso. Sarà un viaggio nella Storia della prima metà del Novecento e nell’animo umano.

Non è una saga che procede con un ordine cronologico. Ha una struttura più complessa, che ha spesso rischiato di farmi diventar matta! Ma ne valeva la pena…

Eh si Vanessa, ne valeva proprio la pena e siamo qui ad aspettare il prossimo.
A voi lo diciamo di cuore, non lasciatevelo sfuggire.
Il pane sotto la neve, è disponibile su Amazon.

E ricordate che Vanessa è anche un eccellente autrice per bambini: qui vi avevamo parlato di Mina e il Guardalacrima e Un Sottomarino in Paese.

(Su alcuni dei link dell’articolo, Umbria for Mummy ha un’affiliazione e ottiene una piccolissima quota dei ricavi, senza variazioni di prezzo per te. Comprando attraverso di essi ci aiuti a portare avanti il nostro progetto).


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colpo di tacco

COLPO DI TACCO AL CAMPIONATO

Sul binomio donne e calcio esistono da sempre troppi luoghi comuni. Molti li considerano addirittura termini che non possono stare neanche nella stessa frase! Se una volta, però, per molte di noi, cos’era un fuorigioco e a cosa serviva il dischetto a centro campo era un mistero, oggi, la maggior parte delle trasmissioni di calcio ha la sua giornalista sportiva di fiducia e la finale di Champions League è una partita che pochissime donne si perdono. Che il gentil sesso non ne capisca di calcio quindi non è più vero e non solo c’è chi lo tifa e lo guarda, ma addirittura chi ne parla, e lo fa con quell’ironia, spigliatezza e simpatia che gli uomini si sognano.

Ad un fischio dal calcio di inizio del prossimo campionato di calcio, abbiamo incontrato l’autrice del divertentissimo blog, ma non per questo meno autorevole, COLPO DI TACCO, il posto adatto per chi il calcio lo ha sempre amato, per chi lo ha scoperto da poco e per chi muove i primi timidi passi, con la voglia di scoprirne e saperne di più.

Colpo di tacco: palla ad Agnese

Agnese raccontaci qualcosa di te e di questo tuo spazio. Com’è nata l’idea e soprattutto perché?

Fin da piccola ho sempre seguito il calcio e, così, all’improvviso mi è venuta in mente l’idea di aprire un blog che parlasse di questo argomento. Ma non nel modo tradizionale, cerco infatti di farlo con ironia e leggerezza, togliendo a questo sport quell’aurea di sacralità che in molti gli danno. Alla fine è sempre e solo uno sport, un divertimento. Da donna mi sono presa questa libertà.

Per quale motivo, secondo te, anche le donne, devono amare il calcio e votarsi a questa religione fino a poco tempo fa del tutto maschile?

Non devono farlo se non vogliono. La mia, è una passione che mi ha tramandato mio padre e le passioni  ti contagiano a prescindere dal sesso. Ora il calcio non è più solo una prerogativa maschile, e ben venga. Molte donne lo seguono e grazie al blog ne ho conosciute diverse, che tifano, vanno allo stadio o hanno a loro volta degli spazi online dove ne parlano e ne discutono. Esistono donne arbitro che dirigono gare maschili, non ad alti livelli, ma è sempre un inizio. E anche il calcio femminile comincia a crescere e ad avere il suo pubblico. Era ora!

Quali sono le nozioni base da cui partire per guardare una partita senza “perdersi”?

Ci sono due squadre composte da 11 giocatori e lo scopo è quello di mettere la palla, che si litigano per 90 minuti, nella rete avversaria. Scherzi a parte, bisogna godersi la partita, arrabbiandosi pure un po’, ma anche farsi passare tutto quando la gara finisce. Spesso so che non è facile, ma sarebbe la regola fondamentale per non perdersi nella follia dei tifosi. Certo, non posso dire: “guarda la partita e rilassati” perché un vero tifoso non si rilassa mai…

Soprattutto come si fa a non annoiarsi?

Se una cosa piace non ti annoia. Può capitare di annoiarsi davanti a una partita, ma perché la gara è brutta o giocata male, ma la maggior parte delle volte è divertente ed entusiasmante. Se il calcio annoia è bene non guardarlo. A me fanno lo stesso effetto i programmi di cucina e per questo non li guardo. Ma questa non è una prerogativa femminile: conosco diversi uomini che odiano il calcio e non guarderebbero una gara per nulla al mondo.

Partita in Tv o allo stadio?

Allo stadio ha tutto un altro sapore. Lo stadio è molto più coinvolgente ed emozionante. Canti, tifi e ti viene la pelle d’oca. Tutti dovrebbero vedere nella vita, una partita allo stadio. Per spiegarsi: è come guardare un film al cinema o in televisione…

Quali sono le pecche del calcio italiano?

Tralasciando tutti i problemi che fanno storcere il naso, come calciatori troppo pagati, violenza e razzismo: tutti argomenti sacrosanti che vanno affrontati non per luoghi comuni e che ognuno vive secondo la propria coscienza, da “tifosa concreta” dico gli stadi. Troppo vecchi, non accessibili a tutti e lontani anni luce a quelli stranieri, fatti a misura di persona e molto più sicuri, anche per i bambini. Il modello Juve andrebbe copiato, almeno dai club più importanti. Già sarebbe un inizio per riportare la gente in curva e per far rivivere il calcio allo stadio e non solo in tv.

Di quale partita ti piacerebbe fare la telecronaca?

Una finale di Champions League, magari con il Perugia in campo o un Mondiale. Troppo presuntuosa?!

Sta per iniziare il campionato. Ci fai un pronostico e ci dici chi si saprà far ricordare?

Spererei che dopo sei anni di dominio Juve ci possa essere un cambio, anche solo per movimentare il campionato. Spererei di trovare più competizione tra le big… staremo a vedere! Non voglio fare un pronostico preciso. Meglio tenere un profilo basso.

Per seguire il campionato, ma soprattutto per seguire Agnese, qui trovate qui i suoi canali social:

Twitter – Facebook – Colpo di tacco – Il blog


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festa della mamma

REGALIAMO UN LIBRO PER LA FESTA DELLA MAMMA

Questo post è un… messaggio subliminale per tutti i papà in ascolto che volessero aiutare i propri figli nella scelta del regalo giusto per la Festa della Mamma. Uomo avvisato, mezzo salvato!

Cosa regalare per la Festa della Mamma?

Beh di desideri da soddisfare ce ne potrebbero essere tanti: dal bagno caldo in santa pace, a quell’ora rubata per andare dal parrucchiere! Ma anche dormire qualche ora filata per notte potrebbe andar bene, o il non dover affrontare continuamente imprevisti ed emergenze. Purtroppo, però, nessuno di questi “doni” si acquista. A volte cade dal cielo senza preavviso, altre è un miraggio che pare irraggiungibile; per questo, allora, per la Festa della Mamma, ci vogliono altre idee, più materiali ma ugualmente speciali, perché fatte con il cuore.

Per la Festa della Mamma perché non regalare un libro, da leggere insieme, o da donare per farla sorridere ma anche riflettere, in ogni caso per dirle “Ti voglio bene“?

Abbiamo selezionato un pò di titoli per voi. Ecco tre libri che sono delle vere e proprie perle, con messaggi profondi che scalderanno il cuore di ogni mamma, ne siamo certi.

LA MAMMA di Mariana Ruiz, Ed. Kalandraka Italia, per la collana I libri per sognare. Un libro bellissimo, poetico, con poche parole d’effetto e immagini stupende. Da regalare alla propria mamma e da sfogliare e leggere con lei. Un libro che è anche un quadro.

URLO DI MAMMA di Jutta Bauer, ed. Nord Sud, che racconta in maniera spiritosa, attraverso la storia di un pinguino e della sua mamma, le mamme di oggi, prese tra mille impegni e preoccupazioni; sotto stress e sempre più ansiose per la paura di non farcela e per la stanchezza che soccombe e che alla fine “sbottano”, urlando, e con l’urlo arrivano tutte le conseguenze del dopo.

CUORE DI MAMMA, perfetto per commuoversi insieme.

Per le mamme che vogliono riderci su!

Per farla ridere un po’, invece, potete puntare su un manuale di maternità, purché sia semiserio. D’altronde sdrammatizzare è il primo segreto per rendere tutto più semplice e questo una mamma lo sa bene (ma vale sempre la pena ricordarglielo).

QUELLO CHE LE MAMME NON DICONO, di Chiara C. Santamaria, ed. BUR.

AMORI DI MAMMA UN #@**%!,di Karen Alperti, ed. Giunti, esilarante e senza peli sulla lingua!

Se vi piace più l’idea del diario, perché parla di un’esperienza reale e la mamma in questione è pure sopravvissuta per raccontarla, allora scegliete:

NONSOLOMAMMA. DIARIO DI UNA MAMMA ELASTICA CON DUE HOBBIT, UN MARITO PART-TIME E UN LAVORO A TEMPO PIENO, di Claudia Elasti De Lillo, ed. TEA.

MAMMA NON SI NASCE di Serena Sabella, ed. Red

Per le future mamme.

Se la mamma in questione è in attesa allora è perfetto NOVE MESI. DIARIO SEMISERIO DI UNA GRAVIDANZA, di Erika Mariniello e Cristiana Mariani, ed. Giaconi. Oppure UNA MAMMA GREE. CRESCERE UN FIGLIO SENZA INQUINARE COME UNA PETROLIERA, di Silvana Santo, ed. Giunti.

Per le mamme sempre di corsa.

Perché non puntare su un aiuto per organizzare meglio l’agenda e la vita? Con i mille impegni di una mamma ce n’è sempre bisogno!
MAMMA PLANNER. COME ORGANIZZARE AL MEGLIO LA GIORNATA, riuscire a fare tutto e avere più tempo per te!, di Adriana Fusè, ed. Gribaudo.

MAMMA CHE AGENDA, di Enrica Michelon, ed. Panda.

Infine due piccoli tascabili che sono delle vere chicche.

MAMMABOLLITA. BOLLE DI BUONUMORE PER MAMME IMPERFETTE, edito da Mondadori e di cui già vi avevamo parlato.

KEEP CALM PER MAMME di E. Tassi, ed. Kowalski, frasi, citazioni, proverbi e consigli, uno per pagina, da leggere e rileggere.


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Vanille Petites Bijoux

LA SUPER MOM DI MARZO: VANILLE PETITES BIJOUX

Dopo un periodo di pausa eccoci di nuovo con la rubrica mensile dedicata alle SUPER MOM. Donne, diventate mamme, che hanno saputo reinventare se stesse e il proprio lavoro, dimostrando che la nascita di un figlio è, oltre che una gioia, sempre un’opportunità.

Oggi conosciamo Laetitia e i suoi bijoux golosi a cui è impossibile resistere.

Ciao Laetitia, ci racconti di te e di come sei arrivata a Vanille Petites Bijoux?

Ciao! Mi chiamo Laetitia  ed ho 43 anni.
Che dire di me?! Ho iniziato a lavorare sin da ragazzina, ho fatto un po’ di tutto ma il mio lavoro principale per 20 anni è stato quello di venditrice/vetrinista, fino a diventare responsabile e tutor del personale. Poi tutto è cambiato quando sono diventata mamma di un dolcissimo bimbo, Matteo, che ora ha sei anni. La mia azienda stava facendo dei tagli al personale ed io sentivo il bisogno di qualcosa di diverso per me e per la mia famiglia, così  mi sono fatta coraggio, ed ho iniziato questo nuovo percorso, realizzando bijoux  sino ad arrivare a Vanille Petites Bijoux.

Come nascono le tue creazioni?

Sicuramente nascono dalla passione che ho per tutto quello che è miniatura, oggetti piccoli, carini e kawaii. Ma la scoperta delle paste polimeriche è stata la carta vincente perché, grazie ad esse, ho potuto realizzare ciondoli e miniature da montare su collane, braccialetti e creare tanti accessori rivolti soprattutto ai più piccolini, ma che piacciono tanto anche alle mamme. Creare qualcosa partendo da un panetto di fimo, modellarlo, cuocerlo e poi vederlo indossato, ti rende felice! Perché non è solo montare una creazione, ma realizzarla per intero.

Un lavoro creativo è quasi sempre un lavoro che ti porta spesso fuori da casa. Come concili questo con il tuo ruolo di mamma?

Non è sempre stato facile. In questo mi ha aiutata molto mio marito, soprattutto all’inizio quando mio figlio era molto piccolo. Ma devo dire che con il tempo ho imparato a coniugare le due cose e quindi riesco a dedicare gran parte della giornata a mio figlio, lavorando da casa. Poi, quando sono fuori per fiere e mercatini, c’è il papà!

Un lavoro creativo è anche un lavoro in continua evoluzione. Che progetti hai per il futuro?

Sicuramente quello di migliorare la mia tecnica facendo dei corsi, sperimentando nuove tecniche e usando materiali diversi. Ho in mente una serie di eventi a cui partecipare e poi, beh, c’è il sogno di un laboratorio tutto mio.

Diventare madre è sempre un’opportunità, perché arricchisce le doti che ogni donna ha dentro di se, peccato che molti non la vedano e la comprendano. Cosa vorresti dire oggi al tuo ex datore di lavoro?

Ci sarebbero moltissime cose da dire, ma non solo al mio ex datore di lavoro. In primis quello di non vedere i propri dipendenti come numeri, ma come persone e di considerare il fatto, che diventare madre non toglie nulla, ma anzi ti arricchisce. Ho visto molte mamme, tornare al lavoro dopo la nascita dei loro pargoli ancora più cariche e motivate, ma questo non sempre viene colto.

Per contattare Laetitia andate a visitare il suo profilo Faceebook o Instagram.

Se anche tu vuoi essere una Supermom e vuoi raccontarci la tua storia, non esitare a scriverci: potresti essere tu la protagonista del prossimo mese!


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9 mesi

“9 MESI” DIARIO SEMISERIO DI UNA GRAVIDANZA

La gravidanza, con i suoi nove mesi, è un momento molto delicato nella vita di una donna. Il corpo si trasforma, gli ormoni impazziscono dentro di noi, le ansie e le paure prendono il sopravvento, in più il “non sapere”, ci fanno sentire inadeguate al nuovo ruolo. Per affrontare tutto ciò e per non dimenticare la bellezza e la specialità di questo momento, perché non riderci su? Erika Mariniello l’ha fatto, ed insieme alla sua amica “la Cri” ha scritto un diario a quattro mani su questi sconvolgenti, ma indimenticabili nove mesi. Noi siamo andati a conoscerla per voi.

9 mesi: conosciamo le autrici

Ciao Erika, prima di raccontarci del tuo libro, parlaci un po’ di te come donna e come mamma. Come si amalgamano queste due figure?

Ciao Umbria for mummy e ciao a tutte le sue lettrici. Descriversi è sempre un po’ complicato. Per fortuna ci ha pensato la mia migliore amica (una delle due, lo sottolineo se no Emanuela si offende) Cristiana, la persona con cui ho scritto “9 mesi”. Sulla quarta di copertina del libro abbiamo pensato di descriverci a vicenda. Secondo Cristiana come donna sono una che ha carattere, sono curiosa e intraprendente. A questo aggiungo qualche difetto: sono una donna sempre iper impegnata, a volte un po’ troppo esigente e con un senso del dovere forse eccessivamente spiccato. Come mamma sono il contrario di quello che pensavo di essere: per nulla apprensiva, poco agitata e piuttosto paziente. E’ un ruolo in cui pensavo di calarmi completamente, invece, nonostante la nascita di mia figlia, ho ricercato fin da subito di riprendere in mano la mia vita e di non lasciar perdere le mie ambizioni e le mie passioni che mi caratterizzano da sempre. E’ d’obbligo parlare anche di Cristiana, mia amica dai tempi dell’università, giornalista di professione come me, spalla su cui negli anni ho riversato tutto, dalle preoccupazioni alle esperienze felici. Non potevo non condividere con lei anche i 9 mesi di gravidanza!

Come è nata l’idea del libro diario e perché hai sentito il bisogno di scriverlo?

Come tutte le belle idee, “9 mesi” è nato per caso. Alla base di tutto c’è una profonda amicizia come vi anticipavo. Con Cristiana, conosciuta sui banchi dell’Università, ho condiviso di tutto in circa 10 anni di intensa frequentazione. Appena sono rimasta incinta lei è stata la persona con cui ho condiviso dubbi, domande, momenti, perplessità. Vivere la gravidanza per una come me che pensa sempre troppo non è stato facile. Avere un compagno accanto come Simone, il mio fidanzato, è stato bellissimo, ma condividere questo momento con un’amica, non ancora madre, è stato il modo più facile per superare tante paure. Abbiamo iniziato a scriverci mail e messaggi, “9 mesi” è nato così, scritto a quattro mani proprio durante la mia gravidanza. Scritto in modo ironico perché io e “la Cri” (come la chiamo sempre io, da brianzola di nascita) amiamo scherzare sulla vita e prenderci poco sul serio.

Non vogliamo la trama completa per non rovinare la sorpresa, ma qualche anticipazione ce la dai?

Ovvio che sì. Vi anticipo che “9 mesi” è un diario a tratti anche illustrato e con qualche spazio per gli appunti delle “quasi” mamme o delle mamme che sono al secondo, terzo, quarto… figlio. E’ un insieme di pensieri veri, tutte esperienze realmente vissute e raccontate con il sorriso. Quaranta settimane e poco più di momenti vissuti e raccontati con ironia da due amiche, una “quasi” mamma alla sua prima esperienza da e una “quasi” zia, lontana anni luce dal pensiero di diventare madre.

Ci sembra che “9 mesi” sia un libro adatto a tutte, a chi mamma lo vuol diventare, a chi lo è appena diventata ed anche alle più veterane. Pensi che la maternità forse sia presa troppo sul serio?

La prima ad aver preso troppo sul serio la gravidanza forse sono stata proprio io. Ho aspettato 33 anni prima di provare a diventare madre e come specifico nel libro sono sempre stata molto, molto attenta. Poi quando sono diventata mamma ho capito di aver fatto benissimo a prendere questa cosa sul serio. La consapevolezza in un passo così importante è d’obbligo, ma come speriamo di trasmettere io e Cristiana nel libro, l’ideale è vivere i nome mesi che anticipano il vero cambiamento della vita, in modo semplice, sereno e divertente, come poi entrambe amiamo trascorrere la vita. Sì, hai detto bene questo libro è adatto un po’ a tutte: a chi sta per diventare madre queste pagine servono come accompagnamento in questo momento bellissimo; chi ha già vissuto l’esperienza può ricordarla leggendo questi “9 mesi”; chi ha fatto questo passo più volte o molto tempo fa, magari può tornare a pensarci su!

Cosa servirebbe oggi ad una mamma per vivere il suo ruolo in maniera più spontanea e, permettimi il termini, anche più spensierata?

Per me servirebbe non sentirsi troppo mamme. Non me ne voglia nessuno, ma essere mamma non preclude o esclude la possibilità di essere donna, compagna, di avere dei sogni e di perseguirli. Recentemente un’amica, Marzia, mi ha detto una cosa bellissima, più o meno così: “sei un esempio, nonostante tu sia madre porti avanti comunque i tuoi sogni, fai bene! Da quando sono diventata madre non ho smesso un attimo di lavorare, di realizzarmi. Sono una giornalista e mi occupo principalmente di viaggi e turismo e nonostante non sia facile, ho sempre cercato e cerco tutt’ora di fare quello che mi rende felice, anche viaggiare per lavoro ed essere impegnata. La spensieratezza è fondamentale per vivere bene i momenti che si riescono a passare coi figli. Anche se sembra una frase fatta vi assicuro che non lo è, l’importante secondo me è curare la qualità del tempo in cui si è madri e in cui si è donne. Essere donne è fondamentale nello stesso modo dell’essere madri, mogli o compagne.

Da quando sei mamma quali sono le aspettative che avevi e su cui ti sei dovuta ricredere?

Come dicevo prima mi sono riscoperta tutta un’altra madre rispetto a quella che pensavo di essere. Devo dire la sincera verità essere madre è difficile, faticoso e a volte molto più complicato delle aspettative, soprattutto con pochi aiuti e un lavoro da freelance. Nonostante tutto mi sento talmente appagata e felice di questa esperienza che la fatica e le preoccupazioni passano in secondo piano. Forse l’ideale, come in tutte le cose, sarebbe non farsele proprio le aspettative. Vada come vada rimane comunque il ruolo più bello da vivere nella vita.

Ora ti chiediamo un messaggio tutto per le nostre lettrici. Cosa vorresti dire alle nostre mamme?

Vorrei dirvi di sorridere, di vivere la gravidanza in modo felice. Non è vero che vi mancherà la pancia (lo dicevano sempre a me e in realtà sto benissimo senza). Non è vero che i dolori del parto si dimenticano (anzi, eppure superarli fa sentire davvero delle grandi donne). Quello che vorrei dire alle mamme è: “sentitevi importanti, camminate a testa alta e cercate di pensare al meglio per i vostri figli ma anche per voi stesse. Avete partorito o lo farete presto, non c’è niente di più bello e di più entusiasmante; sentitevi  forti ma non prendetevi troppo sul serio, anche e soprattutto come madri potete e dovete sbagliare”.

Aggiungo che vorrei ringraziare di cuore Cristiana, autrice insieme a me di “9 mesi”. La ringrazio per esserci sempre e per avermi accompagnato nella scrittura di questo libro che dà grandi soddisfazioni. Sono contenta anche che Simone Giaconi, editore marchigiano che non conoscevo, ci ha permesso di far diventare questa idea una realtà concreta e tangibile. Poi, se posso, ringrazio anche Simone che mi ha permesso di diventare madre e la mia di madre perché se non fosse stato per lei e per il suo sostegno forse “9 mesi” sarebbe ancora chiuso in un cassetto.

Se volete conoscerla meglio e saperne di più, Erika presenta il suo libro venerdì 24 febbraio a Gubbio, ore 18:15 presso la Biblioteca Comunale, Sala ex Refettorio, in Via Fonte Avellana 8.

Potete acquistare il libro di Erika  sul sito dell’editore e su Amazon.

Post scritto in collaborazione con Mammemarchigiane.


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Befana

IDEE PER LA CALZA DELLA BEFANA

Natale è passato da qualche ora e già è iniziato il dilemma della Befana. Cosa porterà? Da dove si calerà e, soprattutto, come stupirà i nostri bambini?Di sicuro a questo punto dell’anno, dopo Natale e Capodanno, le nostre case traboccheranno di dolci, molti dei quali non sapremo neanche che fine faranno; a proposito, se volete qualche idea per riciclare pandoro e panettone cliccate qui, vi proponiamo ricette antispreco, facili, veloci, gustose e di sicuro effetto.

Tornando però alla Befana, la questione sta tutta in “con cosa riempire la calza?”

Di sicuro cioccolatini e caramelle vanno per la maggiore e non potranno mancare, ma noi vogliamo darvi qualche idea alternativa e, i fabbricanti di dolci ci perdoneranno, anche più sana. Forse ci avete già pensato, ma se non fosse così ecco qualche idea alternativa a basso costo per riempire la calza della befana.

Biscotti home made e frutta

Di sicuro più salutari di quelli che si trovano in commercio e di gran lunga più sani di caramelle e chupa chups, qualche mandarino fresco ed ecco una calza, golosa, sana e colorata.

Colori, matite, temperini e gomme

In commercio troverete colori di tutti i tipi: da quelli magici, ai fluorescenti, a quelli con i timbrini, con i glitter e pure matite dalle forme strane, gomme colorate e con i personaggi più diversi, temperamatite che sembrano quasi piccoli giocattoli. Perché non approfittare e riempire la calza con la cancelleria più curiosa in circolazione? Scommettiamo che i vostri bambini ne andranno matti e si dimenticheranno in fretta di caramelle e dolciumi vari.

Costruzioni

Chi di voi non ne ha in casa? Eppure ci si trova spesso a corto di mattoncini magari per costruire proprio quella macchinina che gli piace tanto o la casetta per lei. Basta una confezione!

Piccoli giocattoli

Qui è proprio possibile sbizzarrirsi senza esagerare: vestiti per le bambole macchinine, giochi da tavola tascabili. Piccoli puzzle. Piccoli libri. Pasta modellabile.

Prodotti per l’igiene personale

Perché non mettere una confezione di bagnoschiuma o un Doccia Shampoo profumato che rendano il bagnetto più divertente? Ma anche dentifricio e spazzolino o un flaconcino di profumo per bambini.

Accessori d’abbigliamento

Calze ovviamente, ma anche slip e guanti e berretti. Per i maschietti papillon e bretelle abbinate e per le femmine qualche braccialetto o fiocco per capelli.

Se volete una befana un po’ diversa e se volete regalare qualcosa che nella calza proprio non ci sta, potete optare per un piccolo sacco di iuta oppure un cestino di paglia, dove appoggiare i doni più ingombranti.

(Su alcuni dei link dell’articolo, Umbria for Mummy ha un’affiliazione e ottiene una piccolissima quota dei ricavi, senza variazioni di prezzo per te. Comprando attraverso di essi ci aiuti a portare avanti il nostro progetto).


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ROBE DI ROBBY, LA SUPER MOM DI MAGGIO

Ciao Roberta, tu sei mamma di un meraviglioso bambino di 4 anni, ci racconti la tua giornata tipo?

Ciao, mi chiamo Roberta, ho 34 anni, sono mamma di Tommaso e moglie di Andrea.

La mattina suona la sveglia e di corsa giù dal letto a prepararmi e a svegliare Tommy per portarlo all’asilo e scappare di corsa a lavoro. Già… lavoro… fino a qualche giorno fa, almeno, avevo un contratto a tempo determinato e lavoravo dalle 8:30 fino alle 17:30, quindi la mia giornata tipo era correre, correre, correre, per tutto: dalla spesa, al dottore, alla casa e alla famiglia stessa. Da quando sono tornata mamma e moglie a tempo pieno, la mattina mi dedico completamente alla casa e a “Robe di Robby”, cioè a me stessa e alla passione che ho per tutto ciò che è creare, comporre, inventare, il pomeriggio invece è tutto per Tommaso, mi dedico a lui e ai suoi bisogni: ha 4 anni, ha bisogno dell’attenzione giusta, di giocare, di imparare… è molto curioso e già mi dà filo da torcere!!! Poi a volte c’è la spesa o altro da fare, la cena da preparare e arriva in men che non si dica l’ora di andare a letto.

Il tuo ruolo nel mondo del lavoro è cambiato dopo la maternità? E se sì come?

Diciamo che… non lavoravo nel momento in cui rimasi incinta e non lavoro oggi. Una cosa è certa, se ho creato questo mio “piccolo negozio virtuale” lo devo in un certo senso alla gravidanza; ho deciso di dedicarmi almeno per i primi anni al mio bimbo, non ho presentato domande né tenuto colloqui ma non volevo rinunciare alla possibilità di lavorare… quindi ho unito le due cose ed ho creato un lavoro da casa.

Chi è oggi Roberta lavoratrice? Presentacela e raccontaci le sue creazioni.

Oggi Roberta lavoratrice è una donna che non si è mai arresa all’idea che la parola LAVORO sia equiparabile a UTOPIA o almeno non ci sta e quindi ha pensato, ragionato, cercato di sfruttare ciò che sapeva fare e non si è inventata ma riscoperta. Sono partita dalle torte pannolini, poi composizioni regalo per neonati e da tutto ciò è nato “Robe di Robby”, la pagina Facebook e probabilmente a breve un sito internet, nel quale troverete lavori di ricamo, cucito, uncinetto, maglia e molto di più, spaziando dalle idee regalo alle bomboniere. Il weekend spesso partecipo a mercatini o fiere come hobbysta, generalmente in Umbria e nelle Marche, non mi sento ancora di “allontanarmi troppo” da casa avendo Tommaso piccolo che lascio a casa con i miei genitori.

Come hai fatto a far diventare un hobby una vera opportunità di lavoro?

Quando ho iniziato non avevo idea che potesse diventare una vera opportunità di lavoro, ho semplicemente creato la pagina Facebook, inserito man mano le foto delle mie creazioni e fatto pubblicità mediante i vari gruppi ai quali sono iscritta. Ho realizzato i bigliettini da visita e disegnato il logo della pagina con tanto di recapiti per far sì che fosse possibile contattarmi facilmente. Ho iniziato con il mio primo mercatino il 1 novembre 2014, acquistando gazebo, tavoli appositi e tutto il materiale necessario per l’allestimento di un banco e devo dire che tra i mercatini del weekend e gli amici che via via hanno acquistato i miei prodotti hand made il passaparola è stato velocissimo.

Quali sono le difficoltà che incontri quotidianamente nella gestione del lavoro e della famiglia? Rimane del tempo per te?

La giornata di 24 h spesso non mi basta: se sono sola a casa con Tommy lavorare è un po’ difficile Se ho ordini in consegna, mi capita di far tardissimo la sera o di mettere a letto Tommaso e poi dovermi alzare nuovamente per tornare a ricamare. Per questi lavori serve concentrazione, precisione e molta calma…non sempre è possibile averle e queste sono le difficoltà maggiori che trovo. Per fortuna ho mio marito che a casa è impagabile e mi aiuta in tutto, quando sono in netta difficoltà e poi ci sono i miei genitori che anche se lontani, mi supportano e spesso sopportano quando perdo la calma, perché capita spesso di perdere la calma quando si hanno troppe cose contemporaneamente da fare.

Quali sono le caratteristiche che noi donne abbiamo e che ci permettono di reinventarci?

Credo che siamo testarde e tenaci. Alle donne manca solo il dono dell’ubiquità, per il resto possiamo fare tutto e contemporaneamente se capiamo che ne vale davvero la pena. Siamo “dolcemente complicate ma potrai trovarci ancora qui”, come dice la Mannoia, perché siamo instancabili….

Dell’Unto Roberta,  tel. 339.8657820.


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asili-nido

COME SCEGLIERE L’ASILO NIDO GIUSTO?

Scegliere l’asilo nido dove iscrivere proprio figlio non è una cosa semplice, passerà lì una gran parte del giornata ed è da considerarsi a tutti gli effetti il primo gruppo sociale a cui apparterrà, quindi valutare bene struttura, personale e servizi offerti, è indispensabile per una scelta che si riveli positiva.

Ne abbiamo parlato con un gruppo di educatrici e pedagogiste che seguono come coordinatrici una rete di nidi regionali.

C’è un’età giusta per poter iscrivere un bambino al nido?

Molte strutture sono oramai in grado di accogliere bambini fin dai primi mesi, tuttavia attendere la prima fase dello svezzamento può permettere un inserimento più sereno, sia per lui, che inizia a metabolizzare il distacco dalla madre, sia per voi genitori che risulterete più sereni nel lasciare alle educatrici un bambino già più “grandicello”.

Cosa occorre valutare per poter scegliere un “buon nido”?

Per prima cosa il personale, che deve essere qualificato, competente e aggiornato ma anche empatico, dote questa indispensabile per poter instaurare rapporti di qualità sia con i bambini che con i loro genitori. Non basta che vi offrono servizi e orari comodi, occorre che vi mettano a disposizione se stesse nella gestione e nella cura dei vostri bambini e che siano disponibili a una vera e propria collaborazione con la famiglia affinché la vita d’asilo s’integri e completi perfettamente con la vita di casa.

Meglio asilo pubblico o privato?

Questa in realtà non è mai una scelta vera e propria. Le liste d’attesa degli asili pubblici spesso sono così lunghe e intasate che le strutture private sono l’unica soluzione percorribile per chi deve tornare al lavoro e non ha aiuti esterni (nonni e/o baby sitter) a cui affidare il piccolo. I costi delle due strutture sono però molto differenti e anche questo influisce sulla scelta.

Che tipo di programma educativo deve proporre un buon asilo?

Oramai i programmi educativi degli asili, che sarebbe più corretto chiamare progetti, sono molto livellati e uniformi tra strutture pubbliche e private e seguono linee guida ben precise, questo per dire che non ci sono asili che “improvvisano” a piacimento ma esiste una programmazione pedagogica voluta dal Ministero dell’Istruzione che permette di identificare obiettivi e metodi precisi per il loro raggiungimento. Osservare i bambini e i loro comportamenti, ascoltare le loro esigenze e sviluppare le capacità di ognuno, sono senza dubbio, i requisiti fondamentali che si richiedono ad un programma pedagogico di lavoro utile. Tenetelo a mente nella scelta della struttura.

Quali altre caratteristiche bisogna tener presente?

Il numero di educatrici per esempio, il rapporto ottimale è senza dubbio 1/4 ma piuttosto difficile da raggiungere, la media di 1/6 può dirsi un buon “compromesso” mentre rapporti maggiori sono da valutare caso per caso perché rischiano un “sovraffollamento” degli spazi dell’asilo e una gestione difficoltosa da parte delle educatrici. Gli spazi pure sono importanti, verificate che siano presenti i requisiti minimi di legge, lo spazio ludico separato dalla cucina o refettorio, la zona “nanna”, i servizi igienici adeguati e possibilmente uno spazio esterno che permetterà ai bambini di stare all’aperto quando la giornata lo permette. Tutti i materiali, gli arredi e i giochi devono poi rispettare requisiti di sicurezza.

Riassumendo: come dovrebbe procedere un genitore nella scelta dell’asilo, per non sbagliare?

La scelta dell’asilo è molto importante e il tempo dedicato alla ricerca e alla valutazione non è di certo tempo sprecato. Un’inchiesta tra altre mamme e ascoltare il passaparola di chi è soddisfatto della struttura scelta, è un metodo per fare una prima cernita, poi si consiglia sempre di visionare più asili, anche con una seconda visita se lo si ritiene necessario, per avere un’idea che sia più precisa e corrispondente al vero. Non abbiate timore di chiedere e dedicate tempo sufficiente all’inserimento ma ricordate che i primi a cui deve piacere la struttura e che si devono fidare delle maestre, siete voi, il resto verrà da se.


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