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PIANO VACCINALE 2017-2019: LE NOVITÁ

É notizia di questi giorni l’approvazione del nuovo Piano Vaccinale 2017-2019. Il Piano ancora non è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ma è stato approvato dalla Conferenza delle Regioni. Il nuovo Piano Vaccinale si rende necessario a seguito dell’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza presenti nella legge di Stabilità 2016. Il piano, in particolare, prevede infatti l’ampliamento e l’armonizzazione dell’offerta vaccinale. Oltre al calendario della profilassi, prevede capitoli specifichi a diverse categorie di rischio. Il momento in cui il Piano Vaccinale arriva è molto delicato in Italia. Da una parte è in corso una psicosi non giustificata dai dati sulla meningite; dall’altra i dati sulle coperture vaccinale nazionali degli ultimi anni sono preoccupanti.

Obbligo di vaccinazione

Nel Piano è contenuto l’obbligo per tutti gli operatori sanitari di informare, consigliare e promuovere le vaccinazioni in accordo con le più avanzate evidenze scientifiche. Questo significa che i medici curanti non possono sconsigliare le vaccinazioni: oltre ad essere un atto moralmente deprecabile, esso è un’infrazione alla deontologia professionale e per tanto è perseguibile. Sull’obbligo di vaccinazione prima dell’ingresso a scuola, invece, il testo non prende una posizione netta e si presume si vada nella direzione di una legge nazionale. Questo anche per uniformare gli obblighi diversi tra regioni.

Le nuove prestazioni

Piano Vaccinale 2017-2019:

L’offerta attiva gratuita dei vaccini è attualmente diversa da regione a regione. Per questo il Piano Vaccinale prevede una gradualità nell’adeguamento. In generale le novità sono due: l’introduzione di nuovi vaccinazioni gratuite e/o l’estenzione a diverse fasce di età per particolari categorie di rischio di alcuni vaccini.

Le nuove vaccinazioni gratuite previste per tutte le regioni sono: pneumococco, meningococco, varicella, vaccino anti Hpv per le bambine. Le vaccinazioni che saranno estese a particolari fasce della popolazioe sono: Meningo B e Rotavirus (1° anno di vita); varicella 1° dose (2° anno di vita); varicella 2° dose (5-6 anni); Hpv per i bambini, IPV meningo tetravalente ACWY135 (per gli adolescenti); pneumococco e Zoster. Rispetto a quanto previsto, oggi il numero e la qualità delle prestazioni vaccinali risulta decisamente migliorato.


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BATTERI RESISTENTI AGLI ANTIBIOTICI: I RISCHI

Una delle principali cause di mortalità infantile tra i neonati a livello mondiale, sono le patologie infettive batteriche. Gli antibiotici costituiscono la difesa più importante ed efficace per limitare le conseguenze a volte devastanti di tali infezioni. Il problema, almeno nella nostra società, è l’utilizzo spesso eccessivo e non sempre corretto che se ne fa, che come conseguenza può avere l’aumento della presenza di batteri antibiotico-resistenti.

Per la Società Italiana di Neonatologia (SIN) la sempre più frequente presenza di microrganismi multiresistenti rappresenta un pericolo estremamente serio per i piccoli pazienti e trovare soluzioni adeguate è una delle sfide prioritarie del prossimo decennio. L’azione va portata avanti almeno su due fronti: l’impegno delle case farmaceutiche e il rafforzamento della prevenzione, anche attraverso la regolamentazione dell’utilizzo ospedaliero.

Antibiotici si, antibiotici no!

Il tema batteri antibiotico-resistenti è purtroppo di grande attualità ed importanza in Italia, in quanto il nostro è uno dei paesi più a rischio proprio a causa dell’uso massiccio di antibiotici avvenuto negli ultimi tre decenni. Secondo lo European Centre for Disease Prevention and Control, infatti, il nostro Paese è al quinto posto per utilizzo giornaliero di antibiotici dopo Grecia, Francia, Lussemburgo e Belgio. Per questo è necessario modificare il modo di trattare le infezioni e il modo di utilizzare i farmaci antimicrobici, al fine di mantenere l’efficacia degli stessi.

Secondo i Neonatologi italiani il problema dei batteri antibiotico-resistenti va affrontato ad un duplice livello: locale e globale. È necessaria maggiore educazione alla prevenzione delle infezioni e alla prescrizione degli antibiotici; ed è un bene che gli organi di controllo competenti si muovano per definire politiche efficaci nel prevenire la minaccia di pandemie da microrganismi pan-resistenti. Per affrontare il problema è di fondamentale importanza che i governi promuovano la scoperta di nuove molecole attraverso programmi di ricerca e stabilendo accordi con le case farmaceutiche.

Fondamentale a livello locale, quindi, che la prescrizione degli antibiotici sia strettamente regolamentata e che si agisca sulla prevenzione. Dove possibile e specialmente in contesti ospedalieri l’attenzione dovrebbe essere massimamente focalizzata sulla prevenzione più che sul trattamento delle infezioni. Tutti i presidi preventivi, primo fra tutti il lavaggio delle mani, dovrebbero essere massimamente incentivati negli ospedali.

Già nel 2013 la SIN aveva lanciato l’allarme, passato quasi inosservato, sull’incidenza dei rischi infettivi sul neonato classificando questo fenomeno come il “pericolo grigio”, che frequentemente si manifesta dopo la dimissione, mettendo a repentaglio la salute del neonato.
La SIN propone 4 passaggi da effettuare. Il primo è  il riconoscimento del problema chiaro ed esplicito da parte degli organi di controllo e dei governi, soprattutto rendendolo pubblico. Da questo punto di vista l’Italia si è già attivata con il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, inserendo questa come una priorità di sanità pubblica ed un macro-obiettivo del piano nazionale della prevenzione 2014-2018. Il secondo è avviare partnership tra pubblico e privato per la scoperta di nuovi antibiotici. Il terzo è la prevenzione delle infezioni con vaccini e misure di igiene personale. Infine, è necessario che ci sia un programma nazionale di accesso agli antibiotici per tutti coloro che ne hanno bisogno ma non possono permetterseli così da evitare lo sviluppo di focolai infettivi.


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LA SINDROME DEL BAMBINO SCOSSO

SHAKEN BABY: LA SINDROME DEL BAMBINO SCOSSO
Dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN) le indicazioni su cause, conseguenze e prevenzione

La Shaken Baby Syndrome, ovvero “sindrome del bambino scosso”, indica quelle forme di abuso legate a violento scuotimento del bambino con conseguente trauma sull’encefalo e successive sequele neurologiche. Oggi si preferisce adottare anche la più moderna definizione di Abusive Head Trauma (AHT), suggerita dall’American Academy of Pediatrics nel 2009, per sottolineare come non solo lo scuotimento, ma anche un impatto traumatico, o la combinazione di entrambi i meccanismi, possano essere alla base di tale patologia.
Al di là della definizione, la sindrome del bambino scosso rappresenta una forma di maltrattamento che può avere conseguenze drammatiche e la cui reale incidenza può essere davvero difficile da stabilire, non solo per la complessità della diagnosi, ma anche perché molte vittime non giungono all’attenzione dei medici.

Fattori “di rischio” che aumentano la probabilità di AHT sono: famiglia mono-genitoriale, età materna inferiore ai 18 anni, basso livello di istruzione della madre, uso di alcool o sostanze stupefacenti, disoccupazione, episodi di violenza, da parte del partner o comunque in ambito familiare e disagio sociale. Anche condizioni socioeconomiche scadenti comportano un rischio maggiore di violenza, a volte anche “inconsapevole” da parte di genitori esasperati, al solo scopo di consolare il pianto ininterrotto del neonato.

A tal proposito bisogna ricordare che piangere è l’unico strumento che il neonato ha per comunicare: può avere fame, sonno, caldo, freddo, il bisogno di essere cambiato o semplicemente di coccole e di un contatto fisico per essere rassicurato. Qualunque sia il motivo, non bisogna mai scuoterlo per calmarlo. Anche se può sembrare un gesto banale, i danni sul bambino possono essere gravissimi, come nei casi di ematoma subdurale (conseguente al trauma cranico), edema cerebrale ed emorragia retinica. Queste problematiche sono tutte da attribuire allo “scuotimento” del bambino, che nei casi più gravi possono portare addirittura alla morte.

È molto difficile dire quanto violento o quanto protratto debba essere lo scuotimento per causare danno. Dalle “confessioni” dei responsabili, si evince che di solito il bambino viene afferrato a livello del torace o delle braccia e scosso energicamente circa 3-4 volte al secondo per 4-20 secondi.
L’impatto con una superficie rigida non è necessario e questo giustifica la possibile assenza di segni esterni evidenti. Si tratta in genere di bambini tra i 4 e i 6 mesi, non solo perché essi necessitano di cure costanti che possono esasperare genitori fragili, ma anche perché il loro capo è pesante rispetto al corpo e i muscoli del collo ancora non sono in grado di sostenerlo adeguatamente.

Le conseguenze cliniche immediate sono vomito, inappetenza, difficoltà di suzione o deglutizione, irritabilità e, nei casi più gravi, convulsioni e alterazioni della coscienza, fino all’arresto cardiorespiratorio.A lungo termine i bambini possono presentare difficoltà di apprendimento, cecità, disturbi dell’udito o della parola, epilessia, disabilità fisica o cognitiva. E’ importante non sottovalutare i primi segni da parte del piccolo, campanello d’allarme per una corretta diagnosi.

Da un recente studio condotto in Scozia, Stati Uniti, Nuova Zelanda e Svizzera, si evince che l’incidenza di AHT sarebbe di 14.7-38.5 casi/100.000 bambini. Il 25-30% delle piccole vittime muore e solo il 15% sopravvive senza esiti. In Italia non esistono dati certi sul fenomeno, si ritiene che l’incidenza possa essere di 3 casi ogni 10.000 bambini di età inferiore ad un anno, ma il dato potrebbe spaventosamente rappresentare solo la punta di un grande iceberg sommerso.

“Il neonatologo deve sempre aver presente la sindrome del bambino scosso, poiché questi casi di violenza sono meno rari di quanto si pensi e non possono sfuggire al sospetto del medico, che deve denunciare il reato alle autorità, come previsto dalla legge.” – afferma il Presidente della Società Italiana di Neonatologia Mauro Stronati – “Ma ha anche l’obbligo di informare adeguatamente i genitori sui danni che uno scuotimento può provocare. In molti studi si dimostra, infatti, come i genitori dichiarino di scuotere i loro figli solo per calmarli, inconsapevoli della gravità di un simile intervento. Una corretta e completa informazione ai genitori e alle famiglie è quindi importante affinché un gesto, a volte inconsapevole o addirittura benevolo, non si trasformi in un grave danno per il neonato.”

La Società Italiana di Neonatologia si è fatta portavoce di una campagna di sensibilizzazione al problema, in collaborazione con Terre des Hommes, che prevede anche la distribuzione di materiale informativo presso tutte le Neonatologie italiane.


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TREVI BENESSERE

TREVI BENESSERE – IL WEEK END DELLA SALUTE si terrà a Trevi, centro storico, il 30 aprile e il 1 maggio: una due giorni dedicata al benessere psicofisico. La manifestazione si caratterizza per un mix di leggerezza e riflessione. Saranno presenti molti campioni del sport ed alcune società sportive della zona faranno dimostrazioni per invogliare tutti ad uno stile di vita più attivo. Tra gli appuntamenti più seri, invece, ricordiamo la possibilità di effettuare presso la Casa della Salute screening ed esami gratuiti di prevenzione, grazie alla presenza di un team di esperti a disposizione in modo completamente gratuito. Segnaliamo anche gli incontri sulla prevenzione del tumore al seno, sabato mattina, a cura dell’Associazione Donne insieme.

Dedicati ai bambini, invece, i laboratori di Danzarte “Movimento e Fantasia per una vita più serena”. I laboratori sono pensati per due fasce di età: 3-4 anni, dalle ore 17:15 alle 18:00; dai 6 anni in poi, dalle ore 16:00 alle 17:00. La terapeuta Paola Stefanucci guiderà il laboratorio (è gradita la prenotazione: 328.4557221; 328.9657142). Piacerà ai bambini anche il mini percorso avventura e la possibilità di arrampicare in piazza Garibaldi. Interessante per i genitori l’incotro di domenica pomeriggio (ore 15:30) “Parliamone, per sfatare falsi miti sullo sviluppo linguistico/motorio/cognitivo/relazionale/emotivo e degli apprendimenti”, a cura dell’associazione Colori e Parole.

Vi ricordiamo infine che il Museo di Trevi fa parte del circuito Terre & Musei dell’Umbria. Il 30 sarà possibile partecipare a Invasioni Digitali “People + Culture + Sharing = Happiness”

Se vuoi conoscere tutto il Programma di Trevi Benessere clicca qui.


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ABBASSO LE PUNTURE DI ZANZARA!

L’estate è un periodo di caldo, allegria e spensieratezza. Purtroppo ogni medaglia ha il suo rovescio. In Estate ci sono le zanzare! Le loro punture possono essere molto fastidiose, soprattutto per donne in gravidanza e bambini, che sono anche tra le vittime preferite di questi insetti. Come fare per difendersi?

Prevenire le punture di zanzara

Possiamo prevenire le punture in tre modi. La prima è la prevenzione ambientale, di competenza dell’autorità sanitaria negli ambienti comuni e del cittadino in quelli privati. Solitamente questo tipo di trattamenti avviene attraverso l’utilizzo del Bacillus thuringiensis israelensis, batterio che attacca naturalmente le larve delle zanzare. Se ne impedisce così la riproduzione. Tale sistema per essere efficace deve essere associato all’eliminazione di qualsiasi ristagno. Anche semplicemente l’acqua in eccesso nei sottovasi è fonte di proliferazione per l’animaletto! Rientra in questa categoria di prevenzione anche l’utilizzo delle Batbox, a patto di non temere i pipistrelli!

La seconda via di prevenzione è il cosidetto allontamento (dall’ambiente dove siamo). Zanzariere, fornelli, spirali, lampade, candele: sono tutti metodi adeguati, anche se con azione diversa. Le zanzariere pongono un vincolo, una barriera meccanica invalicabile per la zanzara. Le lampade sono basate sul principio dell’attrazione- uccisione. Le piastrine e i fornelletti utilizzano sostanza derivanti dal pireto, sono efficaci in ambienti chiusi ma hanno effetti tossici anche sull’uomo, per cui richiedono un’accurata aerazione dopo l’uso.

La terza strategia è quella dell’impedimento, attraverso l’uso dei repellenti. Un repellente è una sostanza in grado di inibire i sensori delle zanzare che così non “sentono” i vasi sanguigni. Nell’utilizzo dei repellenti è bene seguire qualche piccola norma valida per tutti: non devono essere utilizzati in caso di pelle non intatta o irritata e non bisogna mai spruzzarli direttamente sul viso. Nel caso dei bambini va poi ricordato che al di sotto dei tre anni sarebbe meglio evitarli. Sotto i 6 mesi, poi, è assolutamente vietato, mentre tra i 6 mesi e i 2 anni, si può ricorrere ma in modo controllato: solo una volta al giorno stando attenti che tra i principi attivi il DEET non sia presente con percentuali sopra il 10%. Nel caso si vogliano usare per bambini molto piccoli e neonati si può ricorrere ad un piccolo stratagemma: basta spruzzarli su di un batuffolo di cotone idrofilo e porlo nelle vicinanze.

Ma se viene punti? Cosa fare?

I rimedi fai da te sono da evitare: niente amoniaca, né limone. Solitamente le pomate farmaceutiche dopo puntura contengono cortisone o antistaminico e per questo entrano in azione lentamente e posso dare anche reazioni di fotosensibilizzazione. Bene l’utilizzo di ghiacchio che aiuta ad attenuare il gonfiore ma anche il senso di prurito. Se proprio non fosse sufficiente il solo ghiaccio si può optare un gel a base di Cloruro d’alluminio che ha potere astringente ma anche antisettico.


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RIDURRE LA MORTALITA’ NEONATALE: LE PRIORITA’ SECONDO LA SIP E LA SIN

Il terribile destino della piccola Nicole e il dolore dei suoi genitori sono ancora ben presenti nei nostri cuori. Come è possibile sia potuto accadere? In molti si fanno questa domanda senza trovare risposte. Anche per questo la Società Italiana di Pediatria (SIP) e la Società Italiana di Neonatologia (SIN) hanno diramato recentemente un comunicato congiunto con lo scopo di fare delle proposte concrete per ridurre la mortalità neonatale. Quali sono queste proposte, queste priorità di intervento?

Accorpamento dei piccoli punti nascita. Da tempo è previsto l’accorpamento dei punti nascita in cui avvengono meno di 500 nascite all’anno, in cui è difficile assicurare standard di sicurezza e assistenza adeguati, anche se poi si è aggirato tale obbligo con varie deroghe regionali. Attualmente il Ministro della Salute si è espresso alla Camera dei Deputati sulla necessità di procedere in tale direzione. SIP e SIN sottolineano come il numero minimo di parti all’anno che assicura un adeguato livello di condivisioni di risorse e percorsi assistenziali sia pari a 1000.

Potenziamento delle unità di terapia intensiva neonatale. Il problema maggiore in questo caso è che molto speppo le UTIN non sono sufficienti considerando i posti letto effettivamente disponibili. Per quali motivi? Sono diversi: la carenze di personale medico e/o infermieristico o da insufficienza di spazi o di attrezzature dedicate e aggiornate sul piano tecnologico. Il gap si avverte soprattutto nelle aree metropolitane in cui si concentrano gravidanze ad alto rischio provenienti da altre province o da territori sprovvisti di terapia intensiva neonatale.

Attivazione dello STEN (servizio di trasporto per l’emergenza neonatale) in tutte le regioni. Malgrado l’esistenza di decreti regionali e nazionali che definiscono la necessità e i criteri di realizzazione del servizio per l’emergenza neonatale (STEN), aree vaste anche metropolitane, proprio come quella di Catania, ne sono ancora oggi sprovviste. Le conseguenze di questa assenza è palese: ogni neonato con una patologia respiratoria nato in un centro senza terapia intensiva neonatale può non ricevere una assistenza adeguata in tempo utile per evitare il rischio di morire o di avere danni neurologici. Anche come vengono gestite a livello regionale le emergenze ha importanza: quando esiste una centrale di riferimento dedicata alla gestione delle emergenze neonatali il sistema funziona in modo migliore. E anche il modo il modo in cui si trasportano i neonati ad alto rischio conta: servono ambulanze tecnologicamente attrezzate ed equipe mediche in grado gestire le emergenze con una formazione specifica nella stabilizzazione e nel trasporto del neonato gravemente patologico. In Italia il trasporto dei neonati ad alto rischio è “a macchia di leopardo”: in alcune regioni è centralizzato, in altre lasciato in capo al singolo ospedale.


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MESE DI OTTOBRE, CONTROLLIAMO IL NOSTRO SENO

Anche quest’anno come ogni ottobre riparte la campagna internazionale Nastro Rosa, mese di prevenzione del tumore del seno, coordinata in Italia dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LITL) ed Estée Lauder Companies. Sono oramai più di vent’anni che la LILT si fa promotrice di questa campagna di sensibilizzazione sulla prevenzione e sulla diagnosi precoce dei tumori della mammella, informando su controlli diagnostici e stili di vita sani.

Nonostante la mortalità per cancro alla mammella sia in costante diminuzione, questo resta sempre il principale tumore del genere femminile.  La sua incidena è in costante crescita e solo i controlli e lo screening preventivo posso dare speranze circa la guarigione. Le nuove tecniche diagnostiche, sempre più precise, consentono la determinazione precoce di tali tumori, che se individuati nelle fasi iniziali hanno probabilità di guarigione di oltre il 90%.

Ogni anno in Italia si stima l’insorgenza ci oltre 45.000 nuovi casi di cancro della mammella, in forte aumento negli ultimi anni (circa il 15% in 6 anni). Soprattutto, si è notato un aumento tra le giovani donne. Per le donne in età compresa tra i 25 e i 45 anni l’incremento è stato di circa il 30%! Il dato è un po’ allarmante perchè si tratta di una fascia di età “esclusa” dal programma di screening previsto dal Servizio Sanitario Nazionale, che si concentra sulle donne di età compresa tra i 50 ed i 69 ann, la fascia solitamente interessata in modo maggiore da questa patologia. Non è mai troppo presto per prendersi cura del proprio seno! E  questo mese è il momento giusto.

Per tutto il mese i 397 punti Prevenzione/Ambulatori LILT, la maggior parte dei quali all’interno delle 106 Sezioni Provinciali, saranno a disposizione per offrire alle donne visite senologiche ed esami strumentali, dare loro utili consigli, materiale informativo-scientifico, aiutarle a meglio capire come prevenire, scoprire, curare e vincere la malattia. Per conoscere giorni e orari di apertura dell’ambulatorio LILT più vicino, in cui effettuare visite ed anche esami di diagnosi precoce e controlli, oltre che sul sito della LILT, si può chiamare per informazioni il numero verde SOS LILT 800-998877 o visitare il sito dedicato all’iniziativa. Per le residenti nella provincia di Perugia è possibile anche  telefonare allo 0755004290.

Infine vi ricordiamo l’importanza di un”azione semplice come l’autopalpazione della mammella. Se non sapete da dove cominciare, vi suggeriamo questo video.


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OSPEDALI PER LE DONNE: COSA SONO I BOLLINI ROSA

L’O.N.Da (Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna) si occupa da sempre del benessere femminile in ambito sanitario, in tutte le sue varianti. Dal 2007 l’O.N.Da. premia gli ospedali italiani più attenti alla salute delle donne. Gli ospedali vengono valutati in base ai servizi che offrono relativamente a prevenzione, diagnosi e cura delle principali patologie che coinvolgono la donna, considerando soprattutto la qualità dello stesso e l’attenzione verso le pazienti. La classifica, per il biennio 2014-2015, prende in considerazione i 230 ospedali del nuovo network: gli ospedali che possiedono i requisiti richiesti ricevono uno o più Bollini Rosa. Tra questi, anche 8 ospedali umbri sono presenti. Spicca l’Azienda Ospedaliera di Perugia che è l’unica ad aver ottenuto tre stelle, il massimo. Tutte le altre strutture ne ottengono due. I criteri utilizzati sono tre, ognuno basato su diverse variabili più dettagliate. I criteri sono: la presenza di Unità Operative che curano patologie femminili specifiche; l’appropriatezza del percorso diagnostico terapeutico e il posizionamento del paziente al centro delle cure.

I vantaggi di un sistema del genere, totalmente volontario, sono sia per gli ospedali aderenti, che per esempio possono consolidare la loro reputazione e potenziare la domanda di servizi da parte della popolazione, che per la popolazione femminile, che è così maggiormente informata riguardo alle singole strutture. Ovviamente, i servizi offerti dai punti nascita sono molto importanti per la valutazone delle singole strutture.
Chi volesse più informazioni può visitare il sito dell’Osservatore e il sito dedicato all’iniziativa. Per chi volesse, è disponibile anche il rapporto sulla situazione degli ospedali umbri della rete. Tenete d’occhio i vostri ospedali rosa: realizzano tante iniziative tutte utili per la salute delle donne, soprattutto in occasione degli H Open day, giornate dedicate a specifiche tematiche riguardanti il benessere sanitario femminile.


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