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BATTERI RESISTENTI AGLI ANTIBIOTICI: I RISCHI

Una delle principali cause di mortalità infantile tra i neonati a livello mondiale, sono le patologie infettive batteriche. Gli antibiotici costituiscono la difesa più importante ed efficace per limitare le conseguenze a volte devastanti di tali infezioni. Il problema, almeno nella nostra società, è l’utilizzo spesso eccessivo e non sempre corretto che se ne fa, che come conseguenza può avere l’aumento della presenza di batteri antibiotico-resistenti.

Per la Società Italiana di Neonatologia (SIN) la sempre più frequente presenza di microrganismi multiresistenti rappresenta un pericolo estremamente serio per i piccoli pazienti e trovare soluzioni adeguate è una delle sfide prioritarie del prossimo decennio. L’azione va portata avanti almeno su due fronti: l’impegno delle case farmaceutiche e il rafforzamento della prevenzione, anche attraverso la regolamentazione dell’utilizzo ospedaliero.

Antibiotici si, antibiotici no!

Il tema batteri antibiotico-resistenti è purtroppo di grande attualità ed importanza in Italia, in quanto il nostro è uno dei paesi più a rischio proprio a causa dell’uso massiccio di antibiotici avvenuto negli ultimi tre decenni. Secondo lo European Centre for Disease Prevention and Control, infatti, il nostro Paese è al quinto posto per utilizzo giornaliero di antibiotici dopo Grecia, Francia, Lussemburgo e Belgio. Per questo è necessario modificare il modo di trattare le infezioni e il modo di utilizzare i farmaci antimicrobici, al fine di mantenere l’efficacia degli stessi.

Secondo i Neonatologi italiani il problema dei batteri antibiotico-resistenti va affrontato ad un duplice livello: locale e globale. È necessaria maggiore educazione alla prevenzione delle infezioni e alla prescrizione degli antibiotici; ed è un bene che gli organi di controllo competenti si muovano per definire politiche efficaci nel prevenire la minaccia di pandemie da microrganismi pan-resistenti. Per affrontare il problema è di fondamentale importanza che i governi promuovano la scoperta di nuove molecole attraverso programmi di ricerca e stabilendo accordi con le case farmaceutiche.

Fondamentale a livello locale, quindi, che la prescrizione degli antibiotici sia strettamente regolamentata e che si agisca sulla prevenzione. Dove possibile e specialmente in contesti ospedalieri l’attenzione dovrebbe essere massimamente focalizzata sulla prevenzione più che sul trattamento delle infezioni. Tutti i presidi preventivi, primo fra tutti il lavaggio delle mani, dovrebbero essere massimamente incentivati negli ospedali.

Già nel 2013 la SIN aveva lanciato l’allarme, passato quasi inosservato, sull’incidenza dei rischi infettivi sul neonato classificando questo fenomeno come il “pericolo grigio”, che frequentemente si manifesta dopo la dimissione, mettendo a repentaglio la salute del neonato.
La SIN propone 4 passaggi da effettuare. Il primo è  il riconoscimento del problema chiaro ed esplicito da parte degli organi di controllo e dei governi, soprattutto rendendolo pubblico. Da questo punto di vista l’Italia si è già attivata con il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, inserendo questa come una priorità di sanità pubblica ed un macro-obiettivo del piano nazionale della prevenzione 2014-2018. Il secondo è avviare partnership tra pubblico e privato per la scoperta di nuovi antibiotici. Il terzo è la prevenzione delle infezioni con vaccini e misure di igiene personale. Infine, è necessario che ci sia un programma nazionale di accesso agli antibiotici per tutti coloro che ne hanno bisogno ma non possono permetterseli così da evitare lo sviluppo di focolai infettivi.


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