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SCUOLA SENZA SCUOLA: SCOPRIAMO L’HOMESCHOOLING

È iniziato ufficialmente il periodo delle iscrizioni scolastiche e tanti genitori sono indecisi su quale sia l’istituto più adatto, o se optare per modelli sempre scolastici ma diversi. Tanti altri, invece, si stanno domandando se ci sono delle alternative possibili e magari hanno già googlato Unschooling. Ma cosa significa questo termine inglese? Letteralmente unschooling significa ‘senza scolarizzazione‘ e comprende tante diverse possibilità, dalla homeschooling alle scuole libertarie. In Italia, così come in altri paesi nel mondo, c’è l’obbligo dell’istruzione fino ai 15 anni, ma non di andare a scuola. È quindi possibile effettuare una parte del percorso di istruzione non a scuola ma a casa o in altro modo, sottoponendosi ad esami di passaggio.

L’idea alla base dell’unschooling fa riferimento principalmente alla pedagogia di John Holt, secondo la quale ogni bambino è uno studente naturale, in quanto in grado di apprendere spontaneamente dalla realtà che lo circonda. Si rifiuta la visione del bambino come contenitore da riempire di tante nozioni e regole invece che come un individuo dotato di propri bisogni ed aspirazioni.

HOMESCHOOLING: EDUCAZIONE PARENTALE

L’unschooling può assumere tante forme. Una di questa è la cosiddetta educazione parentale, o homeschooling per continuare ad usare l’inglese. Si tratta di studiare a casa, sotto la guida dei genitori e volendo, anche di altre figure in grado di colmare le capacità e le conoscenze di mamma e papà. Per poter fare ‘scuola da casa’ si deve inviare una comunicazione scritta alla direzione didattica di competenza. La comunicazione va fatta annulamente, in anticipo sull’anno scolastico. Alla lettera di comunicazione va allegata un’autocertificazione in cui si dichiarano le capacità tecniche e le possibilità economiche dei genitori.

Va sottolineato come l’educazione a casa non significhi lasciare al caso l’educazione del bambino. I genitori seguono un programma e si devono impegnare per gestire al meglio l’istruzione dei propri figli. Sono, inoltre, possibili dei controlli da parte della pubblica utilità e si viene sottoposti ad un esame per attestare il raggiungimento delle competenze e conoscenze previste dallo stato.

Ma quali sono i pro e i contro?

Chi sceglie l’educazione parentale lo fa per la comodità che questo significa. Niente orari, niente trasporti da una parte all’altra della città, nessuno schema imposto. Di fronte ad un sistema scolastico a volte non al passo con i tempi, alle classi sovraccariche e all’insufficienza dei mezzi di tante scuole, il genitore sceglie di mettere il proprio figlio al centro della sua stessa formazione, sottraendolo allo stress che per alcuni bambini il sistema scolastico genera.

Tra gli svantaggi c’è certamente l’aspetto burocratico e, soprattutto, quello della socializzazione. La scuola, nel bene e nel male, è sempre stata e resterà l’istituto educativo più importante, immediatamente dopo la famiglia. Studiare a casa taglia il rapporto del singolo bambino con l’universo scuola, un mondo fatto di adulti e bambini di pari età, ma anche più grandi e più piccoli. Partecipare alla vita scolastica non vuol dire automaticamente essere partecipi della sua vita sociale, certo, così come studiare da casa non significa non avere relazioni fuori dalla cerchia familiare. Di sicuro, però, nel caso dell’educazione domestica il genitore dovrà pensare come gestire al meglio questo aspetto così da favorire la vita sociale del proprio bambino e il contatto con i pari.


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