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Un libro sotto l'albero

UN LIBRO SOTTO L’ALBERO

Che Natale sarebbe se non ci fosse un libro sotto l’albero? Leggere è magia, volare con la mente verso mondi lontani e speciali avventure, e quale momento migliore se non Natale per farlo?

E’ nostra abitudine consigliarvi per lo più libri per bambini, libri che noi per prime abbiamo letto e che sappiamo aver riscosso successo presso i nostri figli e che speriamo piaceranno anche ai vostri. Qualche tempo fa vi abbiamo consigliato dei pop up straordinari, che valgono il loro prezzo. Oggi vi diamo qualche dritta per un libro sotto l’albero formato mamma e papà, perché, come dicevamo all’inizio: senza un libro sotto l’albero, che Natale è?

UN LIBRO SOTTO L’ALBERO: I NOSTRI CONSIGLI

Per chi vuole emozionarsi

IL PANE SOTTO LA NEVE di Vanessa Navicelli

Ve l’avevamo presentata lo scorso anno, parlandovi del suo libro Mina e il Guardalacrime, che inaugurava la collana delle Fiabe Bonbon. Fiabe “buone”, di nome e di fatto.

Oggi la ritroviamo invece con qualcosa di diverso, non una fiaba per bambini, ma un romanzo per tutta la famiglia, perché è di famiglia che si parla. Un romanzo popolare ambientato in un paesino emiliano agli inizi del 900. Una famiglia con tanti sogni e la voglia di farcela. La saga di una famiglia contadina, ai tempi delle guerre mondiali, che ha costruito la propria felicità sulle piccole cose.

Vanessa ci dice “Questo romanzo me lo sono immaginato come una di quelle storie che si raccontavano una volta attorno al fuoco, tutti insieme. Bambini compresi….. Una coppia giovane, due figlie, un paesino, degli amici, tante difficoltà e la voglia di farcela.
Sembra una storia di oggi. Invece… è ambientata nella prima metà del Novecento”

Romanzo finalista nazionale al Premio Letterario RAI “La Giara”, non potete non averlo sotto il vostro albero.

Facciamo un salto indietro nel passato anche con

C’ERA UNA VOLTA UNA CASA DI RINGHIERA  di Annamaria Pizzinato

Il mondo degli anni 60 visto attraverso gli occhi di una bambina. Un mondo molto diverso da quello di oggi, ma neanche tanto. Un mondo dove bisognava far quadrare i conti, dove c’era da arrangiarsi, grandi e piccoli, dove non c’erano tante comodità, ma dove potevi trovare la felicità anche nel sapore di una focaccia cotta a legna. Un mondo forse da rimpiangere un pò.

DODICI RICORDI E UN SEGRETO di Enrica Tesio

Un nonno, una bambina, sua nipote, che di lui non vuol perdere le tracce e con coraggio e determinazione diventa la custode della sua vita e di quella di altre persone che ha incontrato. Un romanzo autentico ma ironico, scritto alla maniera di Enrica Tesio che noi adoriamo. Della stessa autrice LA VERITA’ VI SPIEGO SULL’AMORE.

Per chi vuole riflettere

SONO PURI I LORO SOGNI – LETTERA A NOI GENITORI SULLA SCUOLA di Matteo Bussola

Quand’è che abbiamo smesso di essere genitori di…? e ci siamo improvvisati insegnanti esperti? Negando l’autorità delle maestre e dei professori e prendendo le difese dei nostri figli sempre e comunque? Senza ritegno né motivazione e cosa peggiore con risultati drammatici, per tutti e più che altro per loro.

Per chi ama viaggiare

LE MARCHE CON I BAMBINI di Silvia Alessandrini, Vissia Lucarelli e Lucia Paciaroni

Perché ve lo consigliamo? Perché amiamo viaggiare e ancor di più amiamo farlo con la nostra famiglia. Tuttavia sappiamo che spostarsi con i bimbi al seguito può non essere semplicissimo, specialmente se non si conosce bene dove si va e cosa il posto ci offre. Silvia, Vissia e Lucia hanno avuto un’idea strepitosa: mettere in una guida tutto quello che c’è da sapere sulla loro regione, le Marche. Consigli, mete, dritte per godersi una gita formato famiglia. Consigliatissimo perché è ad un passo da qui, e un’ottimo vademecum per delle gite fuori porta.


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UN LIBRO SOTTO L’ALBERO: UN SOTTOMARINO IN PAESE

Oggi abbiamo il piacere di ospitare da noi Vanessa Navicelli, giovane scrittrice autrice del libro per bambini Un Sottomarino in Paese
. La storia che il libro racconta è – ahimè- molto attuale, perchè parla della guerra ed in modo molto semplice ed efficace porta i bambini a riflettere sulla sua inutilità. Il libro è stato pensato per i bambini dai 6 anni, ma le illustrazioni colorati e il linguaggio semplice ma efficace lo rendono adatto anche per bambini più piccoli. Noi lo abbiamo “testato” con ottimi risultati su bambini di 5 anni: approvato a pieni voti! Ma vediamo di fare due chiacchiere proprio con Vanessa.

Come è nata l’idea che racconti nella storia? L’idea è nata parecchi anni fa. Era un periodo in cui continuavano a scoppiare guerre (non che oggi le cose siano molto diverse, purtroppo…) e a me sembrava tutta una follia. Io ho sempre avuto la convinzione che le guerre non risolvono problemi ma ne creano di nuovi. Peggiorano sempre le cose. Quando scoppia una guerra, perdiamo tutti, già in partenza. Io non ho molti talenti per poter contribuire a migliorare la società, so fare davvero poche cose! Scrivere storie è, spero, una di queste poche cose. Così ho pensato: voglio raccontare di un Capitano di un piccolo sottomarino che per tutta la vita non ha fatto che combattere e non sa stare senza fare la guerra, anche quando di guerre non ce ne sono. Un Capitano così matto da non chiedersi nemmeno se c’è o no un motivo per attaccare; l’importante è iniziare a combattere, poi il motivo lo si troverà!

Il sottomarino mi è venuto subito in mente perché il messaggio centrale della mia storia è che la guerra è una cosa da matti, senza senso. E cosa c’è di più insensato di un sottomarino che, invece di starsene in mare, si trova nella piazza di un paesino di collina? Vedi, il punto era questo: dare subito l’idea della follia con un’immagine. Una delle cose più belle delle fiabe è che, grazie alla loro semplicità, arrivano dirette a tutti. E in più, anche se il target principale è quello dei bambini… cosa succede? Succede che spesso i genitori leggono la storia assieme ai loro figli. Ho detto genitori, ma vale anche per nonni, zii, amici, insegnanti, ecc. Così facendo, è come se ripassassero un po’ anche loro – gli adulti – certe idee. E in più le rielaborano attraverso gli occhi dei bambini. Per questo il libro è “Dedicato ai bambini. E a quegli adulti che proveranno sempre a rendere il mondo un posto migliore.”

Hai avuto modo di parlarne con i tuoi lettori, i bambini, cosa ti ha colpito di più della loro interpretazione? Sì, ho avuto la fortuna di incontrare moltissimi bambini, nelle biblioteche ma soprattutto nelle scuole. Da quelle dell’infanzia fino alle prime medie! Anche se il target principale è la scuola primaria.

Ti dirò che, quando ho pubblicato il libro, non avevo pensato a fare incontri nelle scuole. Pensavo alle classiche presentazioni in biblioteca e stop. Poi le maestre hanno iniziato a contattarmi, ad adottare il mio libro per progetti scolastici, letture in classe e così via. E io mi son detta: OK, proviamo a incontrarli (male che vada ci sarà un’uscita secondaria da cui scappare!). Be’, giuro che stare coi bambini nelle scuole è una delle esperienze più belle di tutta la mia vita. Mi arrivano, ogni volta, delle ondate di affetto incredibili. Quello che mi colpisce sempre dei bambini è il loro sguardo sulle cose. Riescono a vedere delle sfumature che a noi adulti sfuggono. Spesso fanno osservazioni a cui nemmeno io, che sono l’autrice, avevo pensato! E anche domande molto buffe con cui ci divertiamo tutti assieme. Sono davvero tantissime le cose che mi hanno colpito, in più di un anno di incontri. Per non fare torto a nessuno, posso citare l’ultima, in ordine di tempo.

In una scuola dell’infanzia (quindi bambini davvero piccoli), la maestra stava leggendo il mio libro, perché tra qualche mese andrò a trovarli. Erano i giorni dopo gli eventi tragici di Parigi. La maestra non aveva intenzione di parlarne ai bambini: le sembravano ancora piccoli per affrontare un argomento del genere. Ma quando lei si è messa a leggere il mio libro, loro hanno iniziato: “A Parigi sono arrivate delle persone cattive, come era il Capitano del sottomarino prima di imparare a sorridere. Sono entrate e volevano fare la guerra. Dobbiamo mandargli la vecchietta! E la bambina di 4 anni! [Personaggi della mia storia, ndr] E così capiranno che siamo tutti uguali!” La maestra ha aggiunto: “Grazie a quello che hai scritto nel tuo libro, hai dato loro l’opportunità di raccontare quello che si tenevano dentro senza riuscire a parlarne. Hanno fatto collegamenti impensabili per un adulto. E la loro idea di mandare la vecchietta per aiutare e anche per bacchettare – con simpatia – quando ce n’è bisogno, è il loro modo per cercare di rendersi utili e anche, se ci pensi, un surrogato degli interventi umanitari di cui tanto parlano i Grandi.” Confesso subito: quando ho letto il messaggio della maestra, ho pianto. Di commozione, per come dei bambini così piccoli abbiano fatto dei pensieri così grandi! I bambini sono davvero la nostra più grande speranza. Sono così contenta che la mia fiaba di pace sia stata un poco d’aiuto per comprendere quello che succede nel mondo. Quanto vorrei che al Potere ci fossero i bambini!

Hai altri progetti nel cassetto? Uh, tantissimi! Più che un cassetto sembra un armadio! I primi saranno altri libri per bambini. Tra scuole e biblioteche, devo dire che ormai l’età media dei miei amici si aggira attorno agli 8 anni! E loro stanno aspettando che pubblichi altro, me lo dicono sempre (i bambini sono affettuosissimi).

Prima o poi arriverà anche il seguito di “Un sottomarino in paese”; ho in mente uno sviluppo particolare e altre tematiche che, spero, toccheranno ancora la sensibilità di piccoli e adulti. Ma prima di quello, usciranno una serie di fiabe piene di personaggi magici per bambini dai 4-5 anni in su; e un libro per lettori dai 7-8 anni sul tema della famiglia e della difficoltà di comunicare. Sto iniziando proprio in questi giorni a lavorare alle illustrazioni con un’illustratrice bravissima che mi fa sorridere ed esultare ogni volta che mi manda una bozza da visionare! Io sono un disastro col disegno (se si escludono i cuori), ma adoro le illustrazioni dei libri per bambini, così come le storie che vengono scritte per loro e tutto quello che gli ruota attorno. Anche per questo, quando li incontro, ci troviamo subito in sintonia. Forse perché, in fondo, il mio mondo interiore e i miei gusti sono rimasti molto simili a quelli dei bambini. E io ne sono felicissima!

Ringraziamo di cuore Vanessa per il tempo dedicatoci e il suo delizioso libro, scaricabile come ebook, o disponibile in formato cartaceo, anche in Inglese.
(Su alcuni dei link dell’articolo, Umbria for Mummy ha un’affiliazione e ottiene una piccolissima quota dei ricavi, senza variazioni di prezzo per te. Comprando attraverso di essi ci aiuti a portare avanti il nostro progetto).


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UN LIBRO SOTTO L’ALBERO: MAMMA BOLLITA

Ultimo appuntamento con la rubrica Un libro sotto l’Albero che speriamo vi abbia dato qualche spunto per gli imminenti regali. E chiudiamo in bellezza, con un libro dedicato a noi mamme, scritto da mamme fenomenali: Mamma Bollita. Personalmente credo che non esista un termine migliore per descrivere qualunque mamma. Non amo le definizioni di mamme perfette e imperfette, ma chi di noi non si sente a fine giornata bollita, almeno 5 giorni su 7 alla settimana?
E allora ne parliamo con Francesca, la mamma creativa, che insieme a Tamara la Tenace e a Maddalena la sognatrice sono le mamme bollite.
Ciao Francesca, grazie per essere qui! Parliamo dellla mamma bollita: a me che non piace la definizione di mamme imperfette, quella di mamma bollita è piaciuta subito da matti! Sarà che ognuna di noi lo è: come vi è venuto in mente? A chi delle tre è venuta l’idea?
Quando mi è venuta l’idea, avevo il figlio più grande che aveva appena varcato la soglia dei terrible twos e una piccolina di due mesi, un periodo molto intenso. Anche se dimenticavo gli impegni, ero disorganizzata, non sapevo come affrontare i primi capricci, trovavo molto conforto nel raccontare quello che mi capitava ridendoci sopra. Mi è venuta quindi l’idea di trasformare queste esperienze in semplici “frasi”, chiamate poi “bolliture”, per condividerle con altre mamme.Di lì a poco, mentre raccontavo l’ennesima disavventura a Maddalena e Tamara, mi è uscito il termine “bollita” e come per magia è venuto fuori il nostro progetto.La fan page, il sito, il blog, ora il libro: ma non sarete troppo scattanti per essere mamme bollite?Non ci siamo scelte, ci siamo trovate e per nostra fortuna abbiamo competenze professionali eterogenee e complementari. Svolgiamo anche altri lavori e per riuscire a stare dietro a tutto sfruttiamo le ore d’oro quando tutta la famiglia è a letto e sfruttiamo ogni forma di comunicazione come whatsapp, mail, skype. Come tutte le mamme dobbiamo tenere in equilibrio figli, famiglia, lavoro, amicizie, casa, noi stesse e ogni tanto qualcosa ci sfugge dalle mani. L’importante è ricominciare senza buttare tutto all’aria e la filosofia della mammabollita ci aiuta molto in questo.
Come nasce l’idea del libro? Ci ha credo di più qualcuna di voi?
Io lavoro da libera professionista da quattro anni e quello che ho capito fin dall’inizio è l’importanza di creare relazione e tessere legami. La vita lavorativa è una catena, interagisci con un anello e questo ti porta in una direzione che non ti aspettavi. Come mammabollita ci siamo fatte conoscere, ci siamo presentate, abbiamo bussato a molte porte, ci abbiamo messo la faccia e attraverso tutti gli anelli siamo arrivati a trovarci a un tavolo a parlare con l’Editore della creazione del libro. Era una fresca mattina di marzo, una di quelle che ti vesti leggera perché c’è il sole e poi hai freddo perché il vento non è poi così primaverile. Ci siamo brevemente conosciuti ed è arrivata la proposta. Io non immaginavo il potenziale di queste frasi e ho impiegato qualche giorno a realizzare quanto era appena accaduto. Tutte e tre ci siamo entusiasmate fin da subito e le idee per la realizzazione sono subito arrivate.
L’anedotto più bollito di ognuna di voi tre qual’è
Ogni frase che pubblichiamo è reale, è accaduta a qualcuno di noi quindi scegliere una “bollitura” tra tutte è davvero difficile. Dovendo scegliere…”Iniziare a parlare con una persona convinta di conoscerla e vedere sul suo volto lo sgomento. Poi chiederle “Tu non sei…e non ci conosciamo vero?” e sentirsi rispondere “Non ci siamo mai viste prima, ma non sapevo come dirtelo.” Francesca“Per quanto mi riguarda, la mia bollitura preferita, ovvero quella che ripeto più spesso, è mettere i pantaloni in lavatrice, dimenticandomi puntualmente i fazzoletti di carta. Sono – come dire – un po’ recidiva.” Maddalena
“Quello che mi capita più di frequente accade spesso al supermercato. Dondolo di continuo il carrello vuoto e quando sono con il cestello, a braccia conserte davanti al banco della gastronomia, mi cullo da sola. Credo ormai sia diventato una specie di vizio o un tic nervoso, non riesco proprio a smettere di farlo.” Tamara
Il vostro libro aiuta a prende con leggerezza il ruolo di mamma e a riderci sù: già solo per questo dovrebbe essere comprato. Ci date un’altra ragione per chiedere Babbo Natale di trovarlo sotto l’albero?
Nel momento in cui quello che vivi quotidianamente capita anche ad altre mamme, improvvisamente ti sembra più leggero, maggiormente affrontabile. E’ molto semplice per una mamma abbattersi, ma è altrettanto consolatorio sentirsi dire “anche a me è successa la stessa cosa”. Condividere esperienze è come dividersi il peso, tirare un po’ il fiato e ricominciare con il sorriso.E allora papà: se ancora siete in dubbio per il regalo, o se volete aggiungerne uno perchè sapete che la mamma se lo merita corrette in libreria e comprate Mamma Bollita! E poi fatele mandare la foto con la sua bollitura preferita!


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UN LIBRO SOTTO L’ALBERO: SE MI LASCIA NON VALE

Penultimo appuntamento di questa nostra rubrica di incontri con l’autore. Oggi ospitiamo Valentina Stella, che molte di voi forse conoscono per il suo blog: Bellezza Rara. Amante della confusione per sua stessa ammissione, o meglio portatrice sana di contraddizioni, nel 2009 Valentina è diventata mamma e questo l’ha portata pochi anni dopo a scegliere la via dei freelance, anche per seguire i suoi tanti sogni sparsi nel cassetto. Torinese stra- doc e innamorata sincera della sua città, ha pubblicato il suo primo ebook di cui ci parla oggi: Se mi lasci non vale, edito dalla Zanfegù.

Ciao Valentina, grazie di essere nostra ospite con il tuo primo ebook. Dicci la verità: questo non è un libro sui lasciatori ma su come riprendersi dopo! Sbagliamo?  In effetti è vero: raccontare i Lasciatori e le loro vicende è stato un mezzo per parlare del famoso “dopo”, quel dopo che all’inizio sembra un burrone ma che in realtà può portare a stare ancora meglio di prima. Verso la fine del libro ho scritto che quella sensazione di rinascita che si prova quando si esce dalla sofferenza è una delle emozioni più belle che abbia mai provato.
Nel tuo blog hai parlato di tanto delle tue esperienze di donna lasciata, perchè hai voluto metterci di nuovo testa e cuore per un libro?  Nel blog ho raccontato qualche mia storia finita male, ma da tempo pensavo di riunirle tutte, aggiungendo quelle delle mie amiche (tutte sotto falso nome ovviamente…) per costruire un insieme di storie di abbandoni. Sai, io penso di essere quella che sono oggi anche perché sono passata attraverso quelle storie, e perché ho amato o ho voluto bene a quelle persone, quindi non è una sofferenza per me tornare a pensarci. Sono convintissima che senza i ricordi non si possa guardare al futuro, quindi “loro”, i miei Lasciatori, sono anche la mia forza. Oltre a essere quasi tutti miei grandi amici!
Delle nove tipologie di lasciatori, qual è che ricordi con più leggerezza?  Essendo oggi innamorata e felice, ricordo tutte quelle storie più o meno con leggerezza. Forse quella volta in cui sono stata lasciata il giorno del mio trentesimo compleanno la ricordo un po’ più leggera rispetto alle altre perché era l’ennesima, avevo appunto 30 anni, e sapevo già come reagire, sapevo quanto sarebbe durato il dolore, e soprattutto avevo il mio lavoro, le mie amicizie, le mie sicurezze, insomma, ero “grande”, e non è stato difficilissimo riprendersi. Oltre al fatto che quel Lasciatore è stato l’ultimo, perché poco dopo ho incontrato l’uomo che è diventato mio marito e il papà della mia bambina.
Il papà di Guia! Dopo questo libro ti puoi considerare “esperta” di addi. Dai un consiglio a tua figlia per essere una brava lasciatrice? A mia figlia dico sempre di tirare fuori ciò che ha dentro, e quando le dico “dentro” indico il suo petto, proprio dove sta il cuore. Le dico che è importante che sappia riconoscere cosa sta provando e che lo racconti a me, a suo padre o a chi ha di fronte, quindi spero sia in grado di fare la stessa cosa fra qualche anno con la persona che amerà.
Il prossimo passo editoriale? Se non hai idee ti suggerisco un libro fotografico su Torino: credo tu abbia materiale per più di uno! L’idea dellibro su Torinoèmagnifica! Mipiacerebbetantissimo maancora nonl’homesso incantiere. Incompensoperò hoappenafinito discrivere unromanzoambientato a Torino che ha da pocotrovato “unapprodo”, oforsesarebbemegliodefinirlo “unpunto dipartenza”. Fraqualchemesepotrò darequalcheinformazione in più! 🙂

E nell’attesa che arrivino queste informazioni in più, intanto vi segnaliamo dove potete trovare il libro di Valentina:
– sul sito dell’editore, Zandegù (scaricate il file .mobi se avete il Kindle e il file .epub se avete l’ipad)
– sulla libreria di IBooks (per Ipad)
e su altri negozi online come Feltrinelli o Bookrepublic.

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UN LIBRO SOTTO L’ALBERO: PAPA’ HO PAURA

“Matteo ha paura del buio. Tutte le sere corre a rifugiarsi nel letto di mamma e di papà per scappare dai terribili mostri che di notte invadono la sua stanza. Questa volta però insieme al papà mette in atto un piano che riuscirà ad eliminarli tutti e per sempre. Finalmente il piccolo Matteo potrà tornare a dormire serenamente, senza più paure. Con questo racconto ho voluto affrontare una delle paure che affligge i bambini, che spesso non riescono a superare da soli. Grazie all’intervento del genitore che, dotato di pazienza e sensibilità, diventa suo complice, tale problematica può essere risolta con leggerezza e semplicità. In questo modo il bambino si sentirà compreso, protetto, sicuro e fiero di aver vinto una paura.”

Il libro che presentiamo questa settimana per la rubrica Un libro sotto l’albero, Papà ho paura, mi è particolarmente caro, per il nome del protagonista e per il momento che sta passando. Quello delle paure, con cui tutti i bambini prima o poi fanno i conti! Per questo sono molto contenta di aver potuto intervistare Marzia Gianotti. Edito dalla Youcanprint, questo libro è l’esordio editoriale di Marzia, autrice dei testi e delle illustrazioni.

Ciao Marzia, innanzitutto grazie per essere qui con noi di Umbria for Mummy. Questo tuo primo libro riguarda un tema molto sentito da molte mamme e papà, visto che lo devono affrontare in casa. Come nasce la storia e quanto c’è del tuo essere mamma?

Il desiderio di scrivere libri per bambini c’è sempre stato, sin da quando ero piccola. L’idea di scrivere “Papà ho paura!” è nata dopo che mio figlio ha superato la paura del buio.

Nel tuo libro c’è un papà super eroe, che accompagna e aiuta a sconfiggere una paura. Finalmente un papà al centro, insomma!

Effettivamente quello che ho voluto mettere in risalto in questo racconto è il rapporto esclusivo tra padre e figlio, proprio per sottolineare l’importanza per un bambino della presenza della figura maschile. Si tratta di un papà particolarmente attento e sensibile all’aspetto emotivo del bambino. La mamma è presente ma non interviene in questa vicenda.

Del tuo libro mi hanno colpito molto le illustrazioni. Sono semplici, molto vicine all’immaginario dei bambini e un po’ ricordano il loro modo di disegnare, anche se in modo più raffinato. Quanto contano le immagine nel tuo libro per aiutare a sconfiggere la paura?

Le immagini sono fondamentali in un libro per bambini. Se si omettono il bambino generalmente è disinteressato al racconto. Ho cercato di rappresentare le espressioni del papà e del bambino come le vedevo io all’interno della storia. Mentre ai mostri ho abbinato un particolare “buffo” per renderli meno orribili.

Parliamo di una scelta tecnica: come mai hai deciso di auto pubblicarti? A distanza di qualche mese ne sei contenta o pensi che nella promozione questo ti abbia un po’ svantaggiato?

La scelta del self publishing è dovuta ai lunghissimi tempi di attesa di risposta da parte delle case editrici. Con l’autopubblicazione devi farti tutto da sola e nonostante ciò hai sempre difficoltà nella distribuzione nei punti vendita.

Dai alle mamme e ai papà che leggono, un motivo per far trovare il tuo libro sotto l’albero a Natale!

Io consiglio per Natale un libro abbinato sempre ad un gioco. Leggete le storie ai bambini prima di andare a dormire! Scegliere il mio libro tra tanti? Perché è scritto con la sensibilità e la testa di un bambino. Infatti mentre scrivo consulto mio figlio per la scelta dei personaggi, dei costumi, degli ambienti, delle frasi… perché penso che se piace a lui può piacere anche agli altri bambini. In questi giorni il libro è uscito in inglese “Daddy I’m scared!” e in francese “Papa j’ai peur!” per cui potrebbe essere l’occasione per esercitarsi ad ascoltare una storia in lingua straniera.

Vi invito a visitare il bel sito del progetto Papà ho paura per scaricare l’anteprima del libro e innamorarsi di questa storia come ho fatto io! E se vi piace ricordate che è disponibile in tantissimi store sia online, che dal vivo!


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UN LIBRO SOTTO L’ALBERO: MANUALE PER PESSIME MADRI

Lucrezia Sarnari, giornalista, blogger e pessima madre: no, non lo dico io, è lei che si auto definisce così! Anzi: è la fondatrice del club Pessime madri! Ironica e divertente, nel suo blog C’era una Vodka parla di maternità e figli senza peli sulla lingua. Niente post su spannolinamenti o pappete, ma solo il bello e il brutto che l’essere mamma si porta dietro ogni giorno. Marchigiana di nascita, ma perugina di adozione, ha presentato da poco il suo ebook Manuale per pessime madri, edito dalla 40K, lettura veloce e divertente da consigliare soprattutto a chi aspetta il suo primo figlio. Noi di Umbria for mummy abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiare con lei.

Ciao Lucrezia e grazie per averci concesso un po’ del tuo tempo. Come nasce l’idea del libro? Non bastava il blog?

Che vorresti dire, scusa? Mi sto scoprendo una grande narcisista: che poi è l’unico motivo per il quale la gente scrive libri. Dai, scherzo. L’idea del libro era quella di approfondire la parte del blog che ha avuto maggior successo, ovvero quella dedicata alle pessime madri. Da quando è nato il “club” ad ora il concetto di pessima madre si è evoluto parecchio nella mia capoccia, tanto da diventare l’unico a cui ispirarsi.

Chi sono le pessime madri lo sappiamo, ma le madri perfette chi sarebbero?

Quelle che sanno accettarsi, come donne in primis. Che mantengono la loro personalità e il loro “spazio nel mondo” anche con prole.

Visto il titolo di questa rubrica, dacci tre motivi per far trovare il tuo libro sotto l’albero a Natale (magari dentro un lettore ebook nuovo nuovo!).

Perché è divertente, economico e molto saggio. Scherzo di nuovo. L’unico motivo per cui vale la pena leggerlo, e regalarlo, è che ha la presunzione di voler strappare un sorriso alle mamme nel loro momenti no.

Avendolo letto su questo punto non posso che darti ragione! Vista la tua esperienza ci lasci un non-consiglio ad una quasi mamma per caso.

Dormi molto e regalati del tempo dal parrucchiere: dopo ti mancheranno molto. Entrambe le cose.

Il motto di Lucrezia come mamma di Pit?

Sono imperfetta, poco presente e molto pigra. Sto facendo scontare ora a mio figlio le tribolazioni che mi regalerà durante la sua adolescenza.

L’ebook di Lucrezia è disponibile su <a rel=”nofollow” href=”http://www.amazon.it/gp/product/B00OQG6RK6/ref=as_li_qf_sp_asin_tl?ie=UTF8&camp=3370&creative=23322&creativeASIN=B00OQG6RK6&linkCode=as2&tag=umbrformumm-21″>Manuale di sopravvivenza per pessime madri</a><img src=”http://ir-it.amazon-adsystem.com/e/ir?t=umbrformumm-21&l=as2&o=29&a=B00OQG6RK6″ width=”1″ height=”1″ border=”0″ alt=”” style=”border:none !important; margin:0px !important;” />amazon
o su 40k in formato epub.


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UN LIBRO SOTTO L’ALBERO: HOGARD FACCIA DI DRAGO

Mirco Maselli, papà, illustratore e autore umoristico, inaugura la nostra rubrica natalizia Un libro sotto l’albero, con il suo nuovissimo Hogard Faccia di drago, edito da Lapis. Amante della natura e delle sue storie, delle fiabe e della fantasia, dopo anni di appassionato lavoro per Lupo Alberto, Cattivik, Sturmtruppen e tanti altri, è tornato al suo primo amore: la letteratura per ragazzi.

Quanto ha influenzato il tuo essere papà questa nuova avventura?

Il mio divenire papà è stato per me condizionante ed esaltante non solo ai fini dell’ispirazione per questa avventura, ma in generale, per la mia vita stessa. Ha cambiato infinitamente in meglio il mio modo di essere come uomo, ma anche di propormi come autore. Mi ha fatto riscoprire come ero, originariamente, prima dei vari condizionamenti, spesso alienanti, che comporta la crescita, la formazione scolastica, lavorativa, politica ecc… Attraverso gli occhi dei miei due stupendi bambini, Francesco di 13 anni (a cui è dedicato il libro) e Alessia di 8 anni a cui sarà dedicato il prossimo, io ho rivisto me stesso come ero da bambino e come sono rimasto dentro, nonostante lo spessore della mia “corazza” di uomo. Solo così sono stato in grado di pensare e scrivere diversamente le mie storie. Prima la mia ironia era spesso cattiva, rassegnata, a tratti persino nichilista. Ora invece tutto il mio essere uomo e autore è improntato alla fiducia, al vedere positivo nonostante tutto. Perché ho capito che non siamo soli e che non è giusto, per gli altri e soprattutto per i nostri figli, imporre un modello culturale improntato sul pessimismo. Dobbiamo sempre e comunque tendere al modello educativo per eccellenza: cercare di tirare fuori il meglio di noi! Ed è proprio questo anche il motivo conduttore della favola di Hogard!

Scrivere per i bambini credo sia uno dei talenti più belli che uno scrittore possa avere. E tu li incontri molto spesso i tuoi piccoli lettori: cosa apprezzi di più dello scambio con loro?

Esattamente quello che provo con i miei figli. Un grande senso di felicità e di esaltazione positiva nel vedermi circondato da tutti questi occhietti stupiti e sognanti, da questi corpicini aggraziati e vivaci, come folletti e fatine che ti saltellano intorno sprizzando gioia ed energia positiva, da queste bocche da cui esce solo la bellezza e la purezza delle parole basilari, tutte improntate al bene e alla fiducia! Mi trovo ogni volta circondato da decine di testoline pensanti e vispe. E là in mezzo, il mio testolone pesante di adulto non può che imparare sempre cose nuove da loro, cose antiche che ha dimenticato: l’apertura mentale verso tutto e tutti e la gioia e consapevolezza della fortuna di assistere allo spettacolo di un mondo da vivere, offrendo sempre il meglio di noi!

Il bello del tuo protagonista, Hogard, è la sua apparente semplicità. E’ un ragazzo, un bambino, forse proprio per questo i bambini lo apprezzano: perché non ha potere stratosferici come molti eroi? Possono essere loro Hogard?

Si è vero, è un ragazzo ed è anche, per vari motivi, l’ultimo e il più umile degli esseri. E in questo incarna un carattere tipico delle fiabe e della moderna letteratura fantasy: l’antieroe, o meglio, come preferisco dire io, l’eroe per caso. Il personaggio quasi anonimo che però ad un certo punto si rende conto che deve darsi da fare e cercarsi dentro qualità e virtù che credeva di non avere, per poter far fronte a una situazione negativa che minaccia lui e il suo mondo tranquillo. Esattamente così sono anche tanti altri eroi “per caso”: Harry Potter, un povero orfano che vive in un sottoscala, Bilbo e Frodo Baggins, Hobbit che vivono tranquilli e spensierati in una verde Contea. Questi personaggi devono affrontare all’improvviso avventure pericolose per le quali non si sentono all’altezza. È così anche il giovane Artù, che scopre solo per caso di sapere estrarre la spada dalla roccia, o Parsifal, prima ragazzino che vive nei boschi e poi grande Cavaliere che arriva al Sacro Graal. E molti altri.

Ci si identifica in loro e questo permette di capire una cosa fondamentale: non occorre avere qualità eccezionali e vistose, i super poteri del Super Eroe dei fumetti, per fare il proprio dovere. Occorre solo credere in sé stessi e compiere le scelte giuste, con umiltà e coraggio. Questo insegnano al lettore tutti gli eroi “per caso”, come Hogard! E se ci pensiamo bene, è vero, i bambini sono in genere molto più coraggiosi degli adulti: la loro forza deriva proprio dal mostrarsi naturalmente come sono fatti dentro, senza i vestiti dell’ipocrisia, dell’egoismo, dell’interesse, delle psicosi, che l’adulto si mette, via via che si fa condizionare dalla paura del Mondo.

Tu non sei un novellino dell’illustrazione e dell’editoria per ragazzi. Quali sono i progetti del passato che ti sono rimasti più nel cuore?

Mi stanno nel cuore tutte le storie che ho scritto nel settore del fumetto. Sono infinitamente grato a Silver, creatore di Lupo Alberto, per avermi dato per tanti anni l’opportunità di sfogare la mia creatività, sfornando centinaia di storie di Cattivik, Sturmtruppen, Lupo Alberto. È stata una grande palestra e tutte quelle piccole opere prodotte mensilmente per vent’anni mi sono sempre care. Così come le migliaia di vignette e illustrazioni che mi è capitato di fare, nei più disparati generi e settori: dalla scolastica alla satira politica.

Ma sono particolarmente legato al mio primo libro d’ autore, Storia Dell’Immondizia pubblicato con Editoriale Scienza, che mi ha dato anche grandi soddisfazioni: recensito decine di volte, anche dalle più importanti testate nazionali, finalista al premio nazionale LIBRO PER L’AMBIENTE e ora pubblicato anche all’estero. Da allora, non tralascio mai ogni occasione che mi si presenta per andare nelle scuole, biblioteche o altri luoghi, a parlare ai ragazzi del grande problema dei rifiuti, che assilla il mondo dalla preistoria a oggi, ma che oggi è divenuto più che mai una priorità cui fare fronte. Parlare di rifiuti significa anche parlare di ecologia e della necessità di pensare e diffondere al più presto un nuovo modello di sviluppo della civiltà umana, che metta al bando gli egoismi e lo spreco immane di risorse, che l’uomo ha attuato nel corso della sua storia e che ha avuto una pericolosa accelerata nell’ultimo secolo.

Ma nel mio cuore c’è soprattutto la letteratura fantasy, che ha potenzialità educative infinite da esplorare e ormai è in quella direzione che voglio e devo esprimermi. Serve una ecologia della mente, prima ancora di una ecologia del mondo. Per questo non finirò mai di ringraziare la mia editor, Luisa Mattia e l’Editore Lapis, per avermi dato l’opportunità di esordire in questo settore!

È già in cantiere la nuova avventura di Hogard? Mica vorrai finirla qui!

In effetti ho già scritto la trama del secondo libro e individuato pure i semi da cui potrebbe nascerne un terzo. Quello di Hogard è un soggetto che ha più chiavi di lettura e che potenzialmente potrebbe anche svilupparsi in una serie. Purché non perda il mordente e i genuini significati che ho voluto esprimere nel primo libro. In altre parole Hogard crescerà solo se avrà davvero qualcosa di importante da dire anche nelle prossime avventure… Ma ovviamente lo farà solo se il pubblico e il mio Editore lo riterranno opportuno.

Grazie mille del tempo dedicato a Umbria for mummy Mirco!

Per chi volesse saperne di più di Mirco e di Hogard consigliamo una visitina alla pagina Facebook del libro e a quella dell’editore Lapis.

 
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