Tag Archives : lavoro

allattare-e-lavorare

ALLATTARE E LAVORARE… SI PUO’!

Il tema dell’allattamento e del rientro al lavoro per la mamma è uno dei più delicati ed è molto sentito da tante mamme lavoratrici. Qui su Umbria for mummy ne abbiamo già parlato grazie a Tiziana Catanzani, una delle poche IBLT mother assistent (le consulenti professionali dell’allattamento materno) umbre.

Tutte le mamme interessate potranno avere qualche suggerimento e consiglio lunedì prossimo, durante l’incontro mensile della Leche League che si terrà presso la biblioteca comunale Villa Urbani. L’incontro, dal titolo Allattare e lavorare … si può fare, avrà luogo il 13 aprile dalle ore 15:30 alle 17:30 presso Villa Urbani in via Pennacchi 19. Come sempre, vista la natura volontaristica degli incontri, si suggerisce di contattare per conferma la biblioteca (info 0755772960) oppure la consulente responsabile Michela Brustenga (mbrustenga@yahoo.it).


Continue Reading
allattare-lavorare

ALLATTARE & LAVORARE: SI PUO’ FARE!

Oggi su U4M trattiamo un tema molto delicato e a nostro giudizio importantissimo: la conciliazione tra allattamento e lavoro. Per farlo, ci facciamo aiutare da un’esperta in materia: Tiziana Catanzani.

Chi è Tiziana Catanzani?

Innanzitutto è una mamma, di 5 figli di età compresa tra i 18 e un anno. Oltre a questo Tiziana è Consulente professionale in allattamento materno- IBCLC Mother Assistant, educatrice perinatale, collaboratrice UNICEF nell’Iniziativa Insieme per l’Allattamento-Ospedali & Comunità Amici dei Bambini e formatrice per il MIPA-Movimento Internazionale Parto Attivo. Inoltre è co-autrice con Paola Negri del libro “Allattare: un gesto d’amore” e autrice del libro che l’ha fatta conoscere a Umbria for Mummy: “Lavoro & Allatto, metodi semplici ed efficaci per farlo bene e senza stress” e blogger.

Conciliare lavoro e maternità è spesso complicato: l’allattamento, poi, può essere vissuto come un momento di stress per la neo mamma al suo rientro al lavoro. Tiziana nel suo libro, e nel blog collegato, cerca di offrire qualche strategia che possa aiutare le mamme a vivere con maggior serenità questo passaggio.

L’OMS raccomanda l’allattamento materno fino ai due anni e oltre se la mamma e il bambino lo desiderano. La maggior parte delle mamme lavora, e il rientro al lavoro è precoce per molte mamme, spesso anche prima del compimento del primo anno del bambino. Molte di queste donne svezzano il loro bambino in coincidenza del rientro al lavoro.

Ciao Tiziana, benvenuta su Umbria for mummy: partiamo da te! Tu sei mamma cinque volte. Come la tua esperienza ti ha portato ad affrontare il tema dell’allattamento & lavoro?

Ciao, grazie di ospitarmi e di darmi la possibilità di condividere la mia esperienza su questo vostro bel sito. La mia esperienza rispetto ad allattamento e lavoro nasce sia dal vissuto personale sia dal contatto quotidiano con le donne madri con le quali, per il mio lavoro, entro in contatto quotidianamente da ormai 15 anni. Una tra le difficoltà (e delle domande) più ricorrenti delle donne che allattano e che chiedono supporto alla Consulente professionale in allattamento è proprio la conciliazione di questi due aspetti importanti della vita produttiva e riproduttiva ovvero come far stare assieme lavoro e allattamento. Le donne chiedono supporto emotivo ma anche, e soprattutto, strumenti pratici e tutele di legge per attuare di fatto la conciliazione.

Lavoro e allattamento sono compatibili?

Si, lavoro e allattamento sono compatibili. Si tratta proprio di un punto di valore delle donne, non una debolezza. La donna che vive un’esperienza positiva e appagante nel rapporto con il proprio bambino, porta questa soddisfazione proprio sul posto di lavoro, è persino più motivata e disposta a collaborare. Lavorare e allattare appartiene al diritto di ogni donna e la legge ha approntato già da molti anni strumenti per la tutela anche di questo aspetto. La cultura dovrebbe andare dietro a quello che è sancito appunto già dalla legislatura ma, di fatto, ancora non è del tutto così. Nella cultura corrente troppo spesso ancora la tutela della maternità e dell’allattamento sono considerati dei “privilegi”; dati gli enormi cambiamenti che negli ultimi anni stanno riguardando il mondo del lavoro, è tempo di ricollocare l’allattamento e, più in generale, l’accudimento del bambino da parte dei genitori, nella giusta posizione all’interno della vita sociale (cosa che, tra l’altro, è un dato di fatto in Nord Europa, per esempio, quindi già modello applicato).

Si parla sempre molto dei vantaggi dell’allattamento prolungato, salvo poi spesso criticare apertamente le mamme che continuano oltre l’anno, momento in cui tutte, anche le più fortunate, rientrano al lavoro. In quali motivazioni le mamme possono trovare la forza per ignorare questi attacchi?

Dovremmo proprio cominciare noi Consulenti in allattamento a cambiare argomentazioni e rotta su questo aspetto specifico dell’allattamento. Si parla infatti sempre molto di come e cosa rispondere a questa o a quella critica (anche sull’allattamento oltre i primi mesi), quasi a dover giustificare una scelta. Fornire argomentazioni, seppure supportate di molta letteratura scientifica e anche solide, a mio avviso non fa altro che alimentare il disagio. Perché, appunto, assume l’aspetto di una giustificazione a cui dover dare delle basi. Ormai le società scientifiche più autorevoli, e persino l’Organizzazione Mondiale della Sanità, asseriscono che si tratta di scelte insindacabili di madre e bambino su cui non esistono (e non devono esistere) limiti imposti. Quindi andiamo oltre. Il nostro lavoro, ora, è “solo” quello di fornire strategie pratiche e dare informazioni su come affrontare eventuali difficoltà organizzative e di gestione di questi aspetti. Andare oltre, far provare, sperimentare, spingere a chiedere e a mettersi in gioco significa proprio liberare la donna dal vittimismo e dal bisogno di continua dipendenza da risposte preconfezionate. Provando,ognuna trova le proprie risposte e la propria organizzazione. Il miglior riscontro a quanto sto dicendo sono le donne che, di fatto, già lo fanno. Ognuna con una modalità magari diversa ma con un comun denominatore: la soddisfazione di proseguire e che sia stato possibile quello che non avrebbero osato credere. Io parto dalla certezza nelle capacità di ciascuno e, nella relazione di aiuti, mi sforzo di capire e valorizzare questi punti di forza affinché trovino spazio di esprimersi. Quindi, no a risposte preconfezionate, si a provare, ciascuno nella propria situazione e con i propri mezzi. C’è sempre una possibilità, a ben cercarla!

Allattare non attiene all’egoismo o all’altruismo di una persona. Quindi a volte sgombrare il campo dal moralismo e partire da una visione “più laica” dell’allattamento lo rende davvero più vicino e amico della società.

Non viviamo in una società a misura di bambino, né a misura di mamma. Forse per questo tante mamme vedono il momento del rientro al lavoro come il momento per interrompere l’allattamento. È possibile pensare spazi lavorativi che invece avvicinino il mondo della maternità con quello produttivo? Come?

Ne sono assolutamente convinta! Lavorare e allattare si può! Il mio libro si dedica per intero a strategie e modalità per avvicinare questi due mondi anche nelle situazioni più difficili.

Anzi, rispondendo anche alle critiche di chi pensa che questa sia un’ulteriore trappola per spingere le donne a fare ancora di più di quello che già fanno, dico che non è fare di più ma fare meglio e con più soddisfazione quello che già fanno. Il problema che oggi, come si diceva sopra, nonostante una legislazione piuttosto tutelante, spesso alcuni diritti sono disattesi oppure le agevolazioni vengono sfruttate non nella loro interezza. Per fare un esempio, di cui mi occupo proprio all’inizio del libro: se sul posto di lavoro prevedesse un piccolo spazio, che si può realizzare con zero spese o con un investimento irrisorio (per il quale esistono anche forme di finanziamento), per permettere alle donne di estrarre il latte per poterlo portare al bambino una volta tornare a casa, avrebbero una lavoratrice più soddisfatta, fidelizzata e si darebbe un’immagine positiva dell’azienda, grande o piccola che sia. Invece spesso le donne riportano racconti deprimenti di come siano ridotte, a volte, a dover estrarre il latte in bagno e che solo già questo, alla fine, le scoraggia dal proseguire. Certo, hanno ragione: voi preparereste mai un pasto per i vostri cari in bagno? E allora perché dovrebbe farlo una donna per un bambino piccolo?

Questo è solo un piccolo, seppur frequente, esempio, ma ce ne sarebbero molti altri. Voglio anche aggiungere che a volte si disattendono queste esigenze della donna per ignoranza delle possibilità, non necessariamente per insensibilità o, peggio, per malafede. Le aziende piccole e grandi avrebbero bisogno di sapere come fare e anche di quanto si guadagna, in termini meramente produttivi, ad avere dipendenti soddisfatte e riconoscenti.

In questo senso è ora di cambiare rotta e cultura.


Continue Reading