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SEMPLICI TRUCCHI PER ABITUARE I BAMBINI A DIRE GRAZIE

Oggigiorno si sente sempre più il bisogno di volere tutto e subito e ciò porta, automaticamente, alla mancanza di gratitudine e al non sapersi accontentare. Spesso gli adulti pretendono che i propri figli siano perfetti, bravissimi a scuola, eccellenti negli sport, ma poi chiudono quasi sempre un occhio sull’ educazione. “Grazie” è una piccola parola di sei lettere semplice da pronunciare ma a quanto pare difficile da utilizzare!

Si sa, i bambini imparano attraverso l’esempio perciò sta a noi adulti insegnare il valore del ringraziare. Come possiamo allora abituare i nostri figli ad essere riconoscenti e dire grazie? Pochi e semplici trucchi ci possono aiutare.

Mai imporre
Per prima cosa mai costringere i bambini a fare qualcosa perché si otterrebbe solo l’effetto contrario. Il “devi dire grazie”, perciò, è inutile perché non stiamo insegnando nulla, ma esprimiamo solo un obbligo.

Insegnare attraverso il gioco
Qual è l’attività preferita dei bambini? Ovviamente giocare! Potremmo, per esempio, disegnare su cartoncini colorati delle azioni di vita quotidiana in cui i protagonisti svolgono un’attività che richiede il “grazie”, come allacciare le scarpe, oppure prestare qualcosa, aiutare in casa. Se non siete dei bravi disegnatori nessun problema, il web aiuta! Il gioco consiste nell’imitare le azioni alternando i ruoli. In questo modo i bambini impareranno che ringraziare non spetta solo a loro, ma interessa anche gli adulti.

Il caro vecchio libro
Leggere ogni sera una storia ai propri figli è un’abitudine che non dovrebbe mai mancare in famiglia. È un modo per condividere qualcosa e trascorrere un po’ di tempo insieme. La letteratura per l’infanzia è piena di libri sulle buone maniere e alcuni sono dedicati proprio all’importanza di dire “grazie”.

Una bella attività da fare tutti insieme potrebbe essere quella di andare in biblioteca o in libreria e scegliere alcuni libri da leggere. Attraverso la lettura i bambini si immedesimeranno nei protagonisti e impareranno piano piano ad usare la “parolina magica”.

Dare sempre il buon esempio
Infine, ma non per ultimo, abbiamo detto che i bambini imparano attraverso l’esempio e per imitazione, pertanto cerchiamo di essere noi i primi ad usare le buone maniere. Crescere in un ambiente dove l’educazione e la gratitudine sono di casa renderà i bambini consapevoli di quanto importante sia considerare l’altro in quanto persona e non uno strumento per ottenere qualcosa.

Ringraziare significa prima di tutto riconoscere il bene e l’essere riconoscenti verso qualcuno. Non è, quindi, sinonimo di sottomissione, ma è un passo importante da compiere per dare e, di conseguenza, ricevere rispetto. Grazie!

Chiara Mancarella

grazieLa dottoressa Chiara Mancarella è  iscritta all’ANPEC (Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici) n. 4438 ed è docente di Scuola Primaria. Si è formata come Pedagogista Clinico presso l’ISFAR (Istituto Superiore Formazione Aggiornamento e Ricerca®), oltre alla Laurea in Pedagogia dell’Infanzia, una Specializzazione in Dirigenza scolastica e socio-educativa e un Diploma in Flauto traverso.


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A TU PER TU CON LA PEDAGOGISTA: LA NUOVA RUBRICA

Oggi abbiamo il piacere di presentare ai nostri lettori una nuova collaborazione che inizia in questo mese di marzo. La dottoressa Chiara Mancarella, pedagogista clinica, curerà la rubrica: “Parola alla pedagogista”, in cui affronterà temi di carattere educativo, di sicuro interesse per i genitori. Ve la presentiamo, con una breve intervista.

Buongiorno dottoressa, ci spiega chi è e di cosa si occupa il pedagogista clinico? 

Il Pedagogista Clinico è un professionista del settore socio-educativo che, grazie a metodi propri della pedagogia clinica (pedagogia in aiuto alla persona) svolge il suo lavoro con persone di ogni fascia d’età. Oltre alla libera professione viene offerto aiuto nelle scuole, nelle aziende, in ambito giuridico come consulente tecnico di ufficio o di parte, in strutture socio-educative, centri sportivi indirizzando il proprio intervento pedagogico-clinico a bambini di età prescolare e scolare, adolescenti, adulti, coppie e gruppi.

È una figura con una solida preparazione (laurea e laurea specialistica) ed è in continua formazione attraverso corsi di aggiornamento. Oltre alla teoria, inoltre, si aggiunge anche la pratica. Nell’arco del suo percorso formativo, il Pedagogista Clinico, impara tecniche e metodi dialogico-corporei finalizzati alla risoluzione delle problematiche degli individui.

Il primo passo da compiere è conoscere della persona le PAD, ovvero Potenzialità, Abilità e Disponibilità al fine di strutturare un intervento mirato sul soggetto che manifesta forme di disagio. Si parte dalle potenzialità dell’individuo per arrivare a ciò che crea sofferenza. Solo dopo un’attenta conoscenza il professionista elabora un programma di intervento facendo ricorso al metodo più idoneo.

La persona non è considerata un paziente, i suoi problemi non vengono chiamati disturbi, non si parla di diagnosi come avviene, invece, nelle professioni sanitarie e questo porta l’individuo a non sentirsi etichettato e giudicato. Come per tutte le altre professioni d’aiuto, anche il Pedagogista Clinico non può rimanere isolato nel suo studio, ma è fondamentale instaurare un lavoro d’equipe con tutti i professionisti che abbiano a che fare con il soggetto che chiede aiuto.

Un lavoro molto complesso! In quali situazione un genitore potrebbe rivolgersi ad un pedagogista clinico?

In passato c’era il pregiudizio verso le professioni d’aiuto. Chi andava da uno Psicologo o un Pedagogista Clinico, infatti, veniva considerato malato. Per fortuna i tempi sono cambiati!

I genitori possono rivolgersi a noi per dinamiche riguardanti la sfera familiare, l’educazione dei figli, problemi scolastici, di personalità o comportamentali, ma anche per risolvere questioni inerenti la coppia. Come è stato detto la nostra figura professionale offre le sue competenze e la sua professionalità a tutte le fasce di età. Pertanto i genitori, in quanto adulti, possono chiedere la nostra consulenza per riscoprirsi come coppia, risolvere questioni legate alla loro personalità, disagi che abbiano alla base problemi lavorativi, comportamentali, d’ansia.

Ci ha spiegato che il suo ruolo è utile in tanti contesti: qual è il suo ruolo nelle scuole?

La scuola, dopo la famiglia, è la seconda agenzia educativa più importante. Rappresenta il luogo dove bambini e ragazzi trascorrono gran parte del loro tempo. Non sempre si vive in maniera serena la vita scolastica. Le cronache odierne, infatti, raccontano spesso episodi di bullismo e, peggio ancora, di maltrattamenti nei confronti degli alunni. Personalmente credo che se all’interno delle scuole ci fosse uno sportello d’ascolto pedagogico clinico per studenti, insegnanti e tutto il personale scolastico sicuramente ci sarebbero meno eventi di questo genere. Oggigiorno c’è poco tempo per l’ascolto, per riflettere su noi stessi e sugli altri. Attraverso progetti il Pedagogista Clinico può aiutare a tirar fuori le potenzialità dei soggetti che vivono la scuola, incoraggiarli a vivere serenamente ogni fase dello sviluppo psicomotorio attraverso incontri-laboratoriali sull’autostima, sulla scoperta di sé, garantendo sempre il rispetto della persona e dei suoi disagi, legati all’apprendimento e/o alla fisicità.

Per finire: come potranno interagire i nostri lettori con lei?

L’idea di una rubrica di Pedagogia Clinica, “A tu per tu con la Pedagogista”, nasce con l’intento di presentare a chiunque un sostegno pedagogico per consulenze di vario tipo, dai problemi scolastici ai disagi legati all’ansia, al comportamento, dai problemi di coppia alle dinamiche familiari.

Inoltre, periodicamente verranno pubblicati articoli riguardanti le tematiche esposte. Tutti coloro che sentano la necessità di una consulenza o di un supporto possono contattarmi direttamente all’indirizzo chiara.mancarella81@gmail.com, sulla mia pagina facebook (Pedagogista Clinico Dott.ssa Chiara Mancarella) oppure semplicemente commentando i miei articoli qui su Umbria for Mummy.

 

pedagogistaLa dottoressa Chiara Mancarella è  iscritta all’ ANPEC (Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici) n. 4438 ed è docente di Scuola Primaria. Si è formata come Pedagogista Clinico presso l’ISFAR (Istituto Superiore Formazione Aggiornamento e Ricerca®), oltre alla Laurea in Pedagogia dell’Infanzia, una Specializzazione in Dirigenza scolastica e socio-educativa e un Diploma in Flauto traverso.


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